Boom di rifugiati nel 2015



GINEVRA. Per la prima volta nel 2015 è stata superata la soglia di 60 milioni di persone costrette ad abbandonare le loro case nel mondo: guerre, violenze e persecuzioni hanno causato un brusco aumento delle persone in fuga e alla fine dell'anno scorso - rivela l'ultimo rapporto dell'Alto commis- sariato Onu per i rifugiati (Unhcr) - circa 65,3 milioni di persone risultavano sfollate o rifugiate contro i 59,5 milioni un anno prima.

Il totale di sfollati e rifugiati supera ormai la popolazione del Regno Unito, della Francia o dell'Italia, e nel mondo una persona su 113 risulta sradicata. Circa il 51% dei rifugiati di tutto il mondo sono bambini e la guerra in Siria resta la principale causa mondiale di migrazione forzata.

"Abbiamo bisogno di agire, di azione politica per fermare i conflitti, la prevenzione più importante dei flussi di rifugia- ti", ha commentato l'Alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi. Il messaggio delle persone che attraversano il Mediterraneo, ha detto, è che se "non si risolvono i problemi, i problemi verranno a voi".

Secondo il rapporto annuale dell'Unhcr 'Global Trends' pubblicato a Ginevra, il dato di 65,3 milioni di migranti forzati alla fine del 2015 comprende 3,2 milioni di persone in attesa di una decisione in materia di asilo nei paesi industrializzati (il più alto mai registrato dall'Unhcr), 21,3 milioni di rifugiati nel mondo e 4,8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trova- vano ancora all'interno dei confini del loro paese.

Globalmente, il fenomeno di persone costrette alla fuga è aumentato dalla metà degli anni '90 nella maggior parte delle aree, ma negli ultimi cinque anni, i numeri sono esplosi. E le principali ragioni sono tre: il perdurare delle situazioni che causano grandi flussi di rifugiati, come i conflitti in Somalia o in Afghanistan; la maggiore frequenza con cui si verificano nuove situazioni drammatiche o si riacutizzano crisi in corso (la più grande è la guerra in Siria, ma negli ultimi 6 anni se ne sono verificate anche in Sud Sudan, Yemen, Burundi o Ucraina; e infine la diminuita caparità di trovare soluzioni alle crisi di rifugiati e sfollati.

Dopo la Siria, con 4,9 milioni di rifugiati, nelle statistiche dei paesi che hanno generato il più alto numero di rifugiati seguono Afghanistan (2,7 milioni) e Somalia (1,1 mln). Sul fronte degli sfollati interni, la Colombia con 6,9 milioni è in vetta alla triste classifica, segui- ta da Siria(6,6 mln) e Iraq (4,4 mln). Nel 2015 il conflitto in Yemen ha generato il maggior nu- mero di nuovi sfollati interni(2,5 milioni).

Tra i paesi industrializzati, il 2015 è stato anche un anno record per il numero di nuove richieste d'asilo (2 milioni). La Germania ha ricevuto più richieste d'asilo di qualsiasi altro paese (441.900), seguita dagli Usa (172.000). Ma anco- ra una volta, l'Unhcr sottolinea che mentre nel 2015 gran parte dell'attenzione è stata catturata dalle difficoltà dell'Europa nella gestione del milione e oltre di rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo, la stragrande maggioranza dei rifugiati nel mondo è altrove.

Infatti, l'86% sotto il mandato dell'Unhcr si trova nei Paesi a basso e medio reddito nei pressi delle situazioni di con- flitto. La Turchia è il principale paese ospitante, con 2,5 milioni di rifugiati. Il Libano ospita il più alto numero di rifugiati per numero di abitanti (183 su 1.000) e la Repubblica Democritica del Congo ne ospita il maggior numero in relazione all'economia del paese (471 rifugiati per ogni dollaro pro capite Pil).

Commentando il rapporto, Filippo Grandi ha affermato che se sempre più persone sono costrette a fuggire, anche "i fattori che mettono a rischio i rifugiati si stanno moltiplicando. Un numero spaventoso di rifugiati e migranti muore in mare ogni anno e sulla terrafer- ma le persone che fuggono dalla guerra trovano la loro strada bloccata da confini chiusi. La politica in alcuni Paesi gravita sempre più verso restrizioni nell'accesso alle procedure d'asilo. Oggi - ha concluso - viene messa alla prova la volontà dei paesi di collaborare non solo per i rifugiati ma anche per l'interesse umano collettivo, e ciò che deve davvero prevalere è lo spirito di unità".


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