• Redazione

Boris guadagna terreno

LONDRA/MA I RIVALI NON MOLLANO LA PRESA SULLA CORSA VERSO DOWNING STREET



di Alessandro Logroscino

LONDRA. Boris Johnson continua a guadagnare terreno nella sua lunga corsa verso Downing Street, ma il gruppo dei rivali non molla. E lascia in pista ben 4 inseguitori sui 5 supersiti, fra i quali un contendente più attendibile potrebbe alla fine anche saltar fuori: si tratti dei ministri Jeremy Hunt o Michael Gove, pronosticati fin dall’inizio come le alternative annunciate dell’establishment; dell’outsider Sajid Javid, figlio di immigrati pachistani musul- mani divenuto titolare dell’Interno dal pugno di ferro; oppure della sorpresa Rory Stewart, 46enne ex funzionario internazionale (ed ex spia sotto copertura dell’MI6, a non voler dar credito alle smentite di rito delle ultime rivelazioni di stampa) emerso ormai come unico vero avversario d’una Brexit no deal e magari capofila in pectore di una futura opposizione inter- na moderata al Partito Conservatore. E’ questo il verdetto della seconda votazione del gruppo parlamentare Tory nella partita per la successione alla dimissionaria Theresa May, annunciato dalla presidenza del Comitato 1922. Un verdetto che ha decretato l’uscita di scena del solo super falco Dominic Raab rimasto sotto la soglia minima prevista oggi di almeno il 10% dei consensi dei colleghi deputati. Vale a dire 33. Un numero magico che in- vece l’ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra ha ampiamente moltiplicato, passando dai 114 voti del primo round a 126, seguito dal successore al Foreign Office Hunt a 46, dal titolare dell’Ambiente Gove a 41, da quello della Cooperazione Internazionale Stewart a 37 e da Javid, salvatosi per il rotto della cuffia con esattamente 33 suffragi. In parole povere significa che restano in 5 a giocarsi la guida del partito e del governo. Quattro contro uno, in effetti: tutti ammessi alla sfida del dibattito tv organizza to dalla Bbc (il primo da cui Johnson, attento finora a restare sulla difensiva per non disperdere il vantaggio acquisito con gaffe o passi falsi, ha accettato di non sottrarsi); e tutti pronti a ripresentarsi, a meno di ritiri, alle votazioni successive in calendario fino al 22 giugno per puntare all’accesso al ballottaggio finale a due di fronte ai 160.000 iscritti - in maggioranza euroscettici - del più vecchio partito del Regno. Il risultato definitivo sarà annunciato entro la settimana del 22 luglio. E anche se il vento spira nelle vele di Boris, le tappe da superare rimangono parecchie, fra sorprese o incidenti gravi sempre possibili. A maggior ragione con Johnson di mezzo. L’elefante nella stanza è sempre ben visibile, il destino della Brexit. Un traguardo che Boris giura di voler tagliare alla scadenza della proroga del 31 ottobre, succeda quel che succeda: puntando ad arrivare a un nuovo (improbabile) accordo con Bruxelles se si può; o altrimenti affrontando quel no deal che altri - inclusa buona parte del mondo del business - temono come un salto nel buio potenzialmente catastrofico. Almeno 4 dei contendenti guardano del resto a strategie non troppo diverse, tenendosi al massimo aperta (come nel caso di Gove) la porta di un ulteriore “breve rinvio” dell’uscita dall’Ue.

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