Brexit, Trump esulta in Scozia



WASHINGTON. Uno shock per l’Europa e per il mondo. Ma non per Donald Trump, che nel voto britannico per l’uscita dall’UE vede una opportunità. E la coglie subito, in Scozia, dove si trova in visita ‘semi- privata’ per inaugurare un rinnovato e lussuoso Golf Club di sua proprietà. E dove esulta per una scelta che definisce “fanta- stica”.

Loda i britannici perchè “si sono ripresi il loro Paese” e spera in un effetto domino pensando alla sua corsa per la Casa Bianca e a quei paralleli che in queste ore sono inevitabili, tra i sentimenti che hanno portato allo strappo di Londra e quella spinta dell’antipolitica che ha reso irrefrenabile l’ascesa del tycoon di New York alla candidatura repubblicana per le presidenziali.

Eppure adesso anche l’America guarda attonita al risultato del referendum nel Regno Unito, che arriva tra capo e collo nel bel mezzo di una campagna presidenziale accesa come non si ricordava da tempo e su temi non troppo diversi di quelli che hanno dominato le campagne ‘Leave e ‘Remain’. E trattiene il fiato. Il presidente Barack Obama aveva fatto il possibile, era andato fino a Londra per dire ai britannici che “nessuno è un’isola, nemmeno una bella come questa”, per persuaderli a restare nell’Ue, per avvertirli che pur nel- l’amicizia, nella fedeltà con l’alleato più stretto,

Londra fuori dall’Europa non avrebbe avuto corsia preferenziale nei rapporti commerciali con gli Usa, si sarebbe dovuta mettere in fila come gli altri. Dopo il verdetto delle urne Obama come tutti non può che constatare che il popolo ha parlato. Però un altro appello lo lancia, chiede che nel delicato e inedito processo che il voto sulla Brexit apre si assicurino “stabilità e sicurezza” per il mondo. Si dice rassicurato dai colloqui con David Cameron, informa che ha parlato anche con Angela Merkel, ma non manca di sottolineare che “il voto di ieri parla ai cambiamenti in corso e alle sfide poste dalla globalizzazione”.

Obama ha fatto il possibile. La patata bollente è adesso nelle mani di Hillary Clinton. Se davvero le ripercussioni economiche dell’uscita dei britannici dall’Ue si faranno sentire fin qui, oltre l’Atlantico, la candidata democratica che promette maggiore giustizia economica per la classe media americana deve tenerne ben conto. E deve ascoltare con attenzione quel cam- panello d’allarme che le urne nel Regno Unito hanno fatto scattare anche per lei.

Per oggi la ex first lady risponde misurata ma chiara, sottolineando che l’esito del referendum sulla Brexit “mette in evisenza ancor di più la necessità di una leadership salda, stabile e di esperienza alla Casa Bianca per proteggere il portafoglio e i mezzi di sostentamento degli americani”.

Però il fatto che ieri mattina, dopo settimane di tentennamenti, il senatore del Vermont Bernie Sanders suo rivale per la con questa della nomination democratica abbia di fatto finalmente ‘concesso la vittoria’ affermando che voterà Hillary presidente, fa pensare ad una serrata di ranghi accelerata anche da quelle immagini di Donald Trump con lo slogan ‘rendiamo l’America di nuovo grande stampato su un cappellino rosso nel mezzo di un campo di golf non lontano da Aberdeen.


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