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Brunson, trionfo di Trump



L PRESIDENTE ACCOGLIE ALLA CASA BIANCA IL PASTORE EVANGELICO LIBERATO

WASHINGTON. Donald Trump accoglie a braccia aperte nello studio Ovale il pastore evangelico americano Andrew Brunson (nella foto Ansa) all’indomanidellasualiberazionedopo una lunga detenzione in Turchia per “terrorismo” e ringrazia “per il suo aiuto” il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, avviando il disgelo con Ankara proprio mentre si profila il gelo con Riad per la scomparsa del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi. “E’ un grande cristiano che ha attraversato una esperienza molto dura”, ha sottolineato il tycoon su Twitter per annunciare la visita alla Casa Bianca di Brunson, subito trasformato in un trofeo da esibire in pubblico per galvanizzare la sua base di elettori evangelici in vista delle elezioni di Midterm. Trump ha voluto anche precisare su Twitter che non ci sono stati negoziati con Ankara per la liberazione del pastore americano e che ora le relazioni tra i due paesi miglioreranno. “Non c’è stato alcun accordo con la Turchia per il rilascio e il ritorno del pastore Andrew Brunson. Non faccio accordi per gli ostaggi. Tuttavia c’è stato grande apprezzamento da parte degli Stati Uniti, cosa che porterà a relazioni buone, forse ottime, tra Usa e Turchia”, ha cinguettato il presidente. Una correzione di tiro dopo che venerdì si era vantato di aver fatto “un lavoro molto duro” per la liberazione di Brunson. Ankara aveva reagito subito: “La presidenza turca desidera ricordare al presidente americano Donald Trump che la Turchia è uno stato di diritto e la sua magistratura è indipendente”. Tesi ribadita ieri da Erdogan in un tweet dove si augura che “gli Stati Uniti e la Turchia continueranno a collaborare nel modo degno di due alleati” e ricorda che “il Pkk è una lotta comune contro le organizzazioni terroristiche”. Brunson, da oltre 20 anni in Turchia alla guida della piccola congregazione della Chiesa della Resurrezione di Smirne, era stato arrestato e condannato a 3 anni di prigione per sostegno a organizzazioni terroriste, in particolare al Pkk (il partito dei lavoratori del Kurdistan) e alla rete di Fethullah Gulen, il predicatore residente in Usa accusato da Ankara di aver orchestrato il fallito golpe del 2016. Un caso che aveva portato ad una crisi diplomatica senza precedenti tra Usa e Turchia, alleati Nato dal 1952. Trump, il Congresso e la diplomazia americana avevano mantenuto un’alta pressione, sfociata nelle sanzioni ad alcuni ministri turchi e nei dazi su acciaio e alluminio che in agosto avevano trascinato nel baratro la lira turca. Ora i due Paesi possono ritrovare la fiducia reciproca e superare i molti contenziosi ancora aperti: dall’appoggio americano ai curdi in Siria - che Ankara considera terroristi - alla vendita degli F-35 americani, dalla liberazione di altri detenuti americani (come Serkan Golge, uno scienziato della Nasa, e alcuni dipendenti locali di missioni diplomatiche Usa) alla multa colossale che rischia la banca pubblica turca Halkbank dopo che il suo ex direttore generale aggiunto Mehmet Hakan Atilla è stato condannato a 2 anni e mezzo di prigione per aver violato le sanzioni americane all’Iran.


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