Bruxelles, Salah alla sbarra



INIZIA IL PROCESSO ALL’UNICO SUPERSTITE DEL COMMANDO DELLE STRAGI DI PARIGI

BRUXELLES. Prima attacca:“Nonho paura di voi né dei vostri alleati,hofiducia in Allah”. Poi accusa: “Quello che constato è che i musulmani sono trattati nel peggiore dei modi, non c’è presunzione d’innocenza”. Infine sfodera l’ultima arma che gli è rimasta: “Il mio silenzio non fa di me né un criminale né un colpevole, vorrei che ci si basasse su prove scientifiche”, non sui media. Non dà segni di ripensamento né di cedimento Salah Abdeslam, nell’unica dichiarazione resa nel primo giorno del processo sulla sparatoria alla rue du Dries, avvenuta a marzo 2016, qualche giorno prima della fine della sua fuga dopo gli attentati di Parigi e a una settimana da quellidiBruxelles. Né il massimo della pena - 20 anni di reclusione con almeno 13 da scontare interamente e privazione dei diritti civili e politici-chiesto dalla procuratrice federale belga Kathleen Grosjean ha scalfito l’unico membro sopravvissuto del commando jihadista degli attacchi di Parigi, che oggi ha 28 anni. Trasportato a Bruxelles dalla Francia con un trasferimento notturno tenuto segreto sino all’ultimo, tra elicotteri di sorveglianza, uomini in passamontagna e imponenti misure di sicurezza, l’ex piccolo delinquente del quartiere difficile di Molenbeek poi diventato il ricercato n.1 in Europa si è fatto crescere barba e capelli come i guerriglieri dell’Isis. E sembra essere ben lontano dall’arrendersi, nonostante quasi due anni di isolamento nella prigione francese di massima sicurezza di Fléury-Merogis. Vestito con giacca e polo chiare, pantaloni scuri, Salah si è persino rifiutato di alzarsi davanti alla pm, dicendosi “stanco” di venir “trattato nel peggiore dei modi”. Insieme a lui, alla sbarra c’era anche Sofien Ayari, il “terzo uomo” del covo dell’appartamento diForest, dove durante una perquisizione della polizia è stato sferrato - ha spiegato l’accusa - un vero e proprio attacco contro le forze dell’ordine con un arsenale impressionante. “Scene di guerra”, le ha definite la legale della parte civile. Non, quindi, tre uomini asserragliati che si difendono, con il “secondo uomo”, Mohamed Belkaid, che resta a coprire la fuga degli altri due e viene ucciso, ma un “agguato” con una “volontà omicida” premeditata, ha affermato la pm, con “colpo per colpo sparato ad altezza uomo”. Da quando la polizia arriva all’immobile in rue du Dries allo sfondamento della porta del “covo” trascorrono infatti oltre 10 minuti, ma i tre non scappano subito, organizzano invece quello che avrebbe potuto essere un massacro se non fosse stato - ha detto un’avvocata di parte civile - per la professionalità delle forze dell’ordine. Due poliziotti sono comunque rimasti invalidi permanenti per le ferite riportate nello scontro a fuoco, per cui l’avvocatura di stato ha chiesto anche 143mila euro di danni ad Abdeslam e Ayari. Ad aver sparato sulla polizia sono stati, secondo la procuratrice, solo Belkaid e Ayari, sebbene quest’ultimo abbia detto che a tirare fu solo Belkaid, deceduto, mentre lui e Salah erano in cucinaaguardareillorotablet.NonSalah, quindi, ma per Grosjean tutti e tre sono ugualmente “corresponsabili”.Nel covo,oltre alle loro impronte, sono state ritrovate le tracce anche di uomini coinvolti sia negli attacchi di Parigi che di Bruxelles: Bilal Hadfi, che si fece esplodere allo Stade de France, “l’artificiere”NajimLaachraoui,“l’uomo col cappello” Mohamed Abrini e Oussama Krayem. L’udienza, accorciata di due giorni, è aggiornata a giovedì, quando sarà il momento dell’avvocato di Salah, Sven Mary, di difendere il suo cliente.


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