Bruxelles vuole chiarezza

BREXIT/L’UE DISPOSTA AL RINVIO, MA CHIEDE UN PIANO “PRECISO” DA LONDRA

di Patrizia Antonini


BRUXELLES. “Troppe volte abbiamo tolto le castagne dal fuoco a Londra in questi mesi, ora è il governo britannico che deve venire a Bruxelles a dire ai 27 cosa vuole. Sulla base delle proposte daremo le nostre valutazioni”. La frase, pronunciata da un diplomatico europeo all’indomani della sonora bocciatura dell’accordo sulla Brexit a Westminster, è indicativa di quanto si muove dietro le quinte, nelle cancellerie e nei palazzi delle istituzioni dell’Unione, dove si si studia la fattibilità delle prossime mosse in attesa di un nuovo piano di Londra, mentre ci si prepara al peggio. La linea rossa è tornata a tracciarla ancora una volta il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas: “l’intesa raggiunta” dopo due anni di trattative “non è rinegoziabile” e il backstop, il meccanismodisalvaguardiaagaranzia di frontiere aperte in Irlanda, non si tocca. Uno spiraglio ci sarebbe, e riguarda una possibile revisione della dichiarazione politica congiunta sulle relazioni future. Se il Regno Unito spostasse i suoi paletti, decidendo di restare nel mercato unico (accettando anche le quattrolibertàsucuipoggia,compresa la libera circolazione delle persone), allora potrebbero essere trovate strade che rendono inutile il backstop. Ma si tratta di una soluzione che è sempre stata alla portata di Londra, e scartata proprio per la volontà di riprendere i

controllo sull’immigrazione nel Paese. Intanto proseguono i contatti tra i palazzi di Bruxelles e i governi europei, tutti compatti e sulla stessa linea, come hanno dimostrato anche le reazioni dopo l’affossamento dell’intesa sulla Brexit alla Camera dei comuni. L’ipotesi più probabile è che Downing Street, nei prossimi giorni, chieda di posticipare l’uscita dall’Ue oltre la data prevista del 29 marzo. Saranno però i 27 a decidere se concedere più tempo. Ma il via libera, secondo quanto viene anticipato da varie fonti diplomatiche, arriverà solo se la richiesta avrà alla sua base motivazioni chiare e forti, come ad esempio l’attuazione di un ‘piano B’ appoggiato da una maggioranza solida, o la convocazione di un nuovo referendum.

La strada, secondo i pareri raccolti al Parlamento europeo, è percorribile senza troppe difficoltà fino al 26 maggio, data delle elezioni europee; conalcunecomplicazionifinoalprimo luglio, data dell’insediamento della nuova Eurocamera, mentre diventerebbe decisamente un rompicapo oltre quella scadenza. Gli ambasciatori dei 27 hanno parlato della possibilità durante una riunione informale per gli ultimi aggiornamenti, dalla quale è emerso che sebbene la decisione tecnicamente possa essere presa attraverso una procedura scritta, la necessità di convocare un vertice straordinario non viene esclusa. L'europarlamentare del Pd Mercedes Bresso spiega gli ipotetici scenari al Parlamento europeo in vista delle elezioni europee del 26 maggio, in caso di un posticipo della data di uscita del Regno Unito dalla Ue oltre la data attualmente prevista del 29 marzo: "L'attuale legge elettorale del Parlamento Ue prevede che qualora il Regno Unito non fosse uscito dall'Unione al momento delle elezioni europee, dovrebbe eleggere i propri europarlamentari. I numeri dei seggi all'Eurocamera resterebbero perciò quelli attuali .

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