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Bufera doping su Schwazer



BOLZANO. Torna in bilico la partecipazione di Alex Schwazer alle Olimpiadi di Rio dopo la notizia della sua nuova presunta positività svelata ieri dalla Gazzetta dello Sport. Gli incubi talvolta tornano, anche a quattro anni di distanza, nel caso di Alex Schwazer i più lunghi della sua vita: dalla caduta per doping del campione prima osannato alla lenta risalita, dal suo ritorno glorioso, alla ricaduta proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Rio.

“Questa volta però non mi sento in colpa e non devo chiedere scusa a nessuno, perché non ho fatto nulla di sbagliato. Questo semplicemente è un incubo”, ha detto il marciatore in una affollatissima conferenza stampa a Bolzano.

Come l’8 agosto del 2012 l’altoatesino entra in sala accompagnato dal suo legale Gerhard Brandstätter. Tocca a lui il primo affondo: “Siamo di fronte a una vicenda sporca, di sicuro faremo subito una denuncia penale contro ignoti”, dice sotto un mare di flash.

“Non possiamo accettare tutto questo - prosegue -, è ingiusto. Alex in questa vicenda non ha alcuna responsabilità, cercheremo di acclarare la verità”.

Il legale parla di una vicenda “strana”, ricordando il test il primo dell’anno, risultato negativo, e riesaminato solo a maggio cinque giorni dopo il successo a Roma, dando esito positivo su “sostanze anaboliche che nulla hanno a che fare con lo sport di resistenza”.

Questa volta non ci sono le lacrime che all’epoca hanno commosso, come anche indignato molti italiani. Alex è afflitto, certo, ma ora non tiene lo sguardo abbassato.

Sulla sua destra adesso si trova il suo allenatore Sandro Donati, che gli esprime piena fiducia. Schwazer ribadisce di non aver più commesso errori. “Ho investito troppo nel mio ritorno”, dice.

“Ho il vomito quando sento parlare di doping, cercherò di andare alle Olimpiadi perché me lo devo, per il sudore, perché non è marketing, io andrò in fondo e poi basta. Io non ho sbagliato”. L’altoatesino confessa di aver provato nel 2012“di tutto”. “Avevo deciso di doparmi e così avevo provato uno spray per l’asma, anche se non soffro di questa patologia, e avevo anche assunto anabolizzanti, che però non mi avevano dato nessun effetto positivo. Che senso ha prendere questa sostanza, che già so che non serve, non procura alcun vantaggio e poi a Capodanno, quando non sono in pieno allenamento”, si chiede Schwazer. Donati aggiunge: “Questo potrebbe essere il doping di uno scemo, che non porta da nessuna parte”. Le 24 ore “più brutte della mia vita”, come le definisce Alex sono iniziate martedì sera, alle 18.30, quando il marciatore apprende del test positivo.A casa sua a Calice, sopra Vipiteno, viene raggiunto da Donati. Assieme analizzano la situazione, consultandosi con il legale Brandstätter e con la manager Giulia Mancini. C’è chi sconsiglia una conferenza stampa e suggerisce di attendere, ma Alex non vuole nascondersi, anche se questo dovesse significare la sua definitiva uscita dal mondo dello sport. Rio 2016 resta il grande obiettivo, anche se Schwazer non nasconde il timore di non arrivarci. “Non mi vogliono alle Olimpiadi”, dice. “Fino all’ultimo ci devo provare, anche se è durissima, cercherò di allenarmi già domani”. Schwazer, Brandstätter e Donati non usano mai la parola “complotto”, ma parlano ripetutamente di “una vicenda incredibile nella tempistica”. “Da un anno e mezzo con tanta fatica sto facendo di tutto con Sandro per dimostrare che il mio ritorno sia pulito. E’un incubo - ripete Alex -, la peggior cosa che mi poteva succedere”.


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