• Redazione

Bufera sul genero di Trump



RUSSIAGATE/ANCHE JARED KUSHNER HA INCONTRATO L’AMBASCIATORE RUSSO

NEW YORK. Basta con quella che si sta trasformando in una vera e propria “caccia alle streghe”. Nervi tesi alla Casa Bianca e al Cremlino per gli sviluppi del ‘Rus- siagate’. E, ironia della sorte, Donald Trump e Sergej Lavrov, ministro degli Esteri di Mosca, usano le stesse parole per respingere i sospetti e le accuse che in queste ore avvelenano il clima a Washington. Ma lo scandalo - dopo aver travolto l’ex consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn e il ministro della giustizia Jeff Sessions - rischia di allargarsi ulteriormente. Almeno altre tre persone molto vicine a Trump avrebbero incontrato l’ambasciatore russo negli Usa, Sergej Kislyak, prima e dopo le elezioni. Tra queste il genero del tycoon, Jared Kushner, uno dei più stretti consiglieri del presidente alla Casa Bianca. Il marito di Ivanka Trump è il prossimo che rischia di finire nella bufera, soprattutto perché i suoi contatti con Kisliak risalgono a dicembre, quando Trump era già presidente eletto. L’incontro con l’ambasciatore russo - confermato anche dalla Casa Bianca - è avvenuto alla Trump Tower di New York, dove si era installato il quartier generale del ‘transition team’. Presente anche l’ex generale Michael Flynn. “E’ stato un breve incontro di cortesia”, ha commentato uno dei portavoce presidenziali, Hope Hicks: “Hanno discusso in generale delle relazioni, aveva senso stabilire una linea di comunicazione. Jared ha avuto diversi incontri con nazioni straniere, almeno due dozzine, tra leader e rappresentanti di paesi stranieri’’. Lo scambio di vedute sarebbe durato una ventina di minuti e da allora, ha preci- sato la Casa Bianca, Kushner e Kislyak non si sono più rivisti. Nell’occhio del ciclone anche altri due uomini della campagna di Trump, presenti all’incontro di luglio tra Sessions e Kislyak, dietro le quinte della convention repubblicana a Cleveland: si tratta di J.D. Gordon, all’ epoca responsabile della campagna del tycoon per la sicurezza nazionale, e di Carter Page, un altro membro della commissione sicurezza nazionale. L’irritazione di Trump per la continua fuga di notizie - raccontano i ben informati - è destinata dunque a non placarsi. A proposito della ‘Jeff Sessions saga’ (come l’hanno ribattezzata alcuni media) il presidente Usa accusa i democratici (che chiedono le dimissioni del ministro della giustizia) di esagerare. Ma riconosce che Sessions in Senato “avrebbe potuto rispondere in maniera più accurata”. Difficile che si arrivi all’impeachment per i gravi reati di spergiuro e di aver mentito davanti al Congresso: ma sale il pressing di chi vorrebbe la nomina di un procuratore speciale che apra un’indagine. Un’inchiesta per verificare se Sessions sia almeno venuto meno all’obbligo di informare il Congresso in maniera accurata e completa. Intanto probabili grane in vista anche sul fronte di Mike Pence. Il vicepresidente infatti rischia - come Hillary Clinton - di inciampare sulle email che, quando era governatore dell’Indiana, inviò utilizzando un account privato di posta elettronica. Fu anche hackerato: da verificare se si corse il rischio di fuga di notizie sen- sibili e attinenti alla sicurezza nazionale.


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