Bufera sulla Supercoppa


CALCIO/SCOPPIA LA POLEMICA POLITICA PER LA DECISIONE DI FAR GIOCARE JUVENTUS-MILAN IN ARABIA SAUDITA


ROMA. Matteo Salvini e Laura Boldrini uniti da un duro attacco al calcio che va a giocare Juve-Milan in Arabia Saudita; la Lega di Serie A che rivendica una scelta in linea con la politica italiana di rapporti commerciali e diplomatici. A due settimane da Juve-Milan in Arabia Saudita, scoppia la bufera per la notizia del settore dedicato alle donne allo stadio della città saudita.


Nel giorno in cui vengono richieste cinque condanne a morte per l'omicidio Khasshogi - il caso che scuote gli equilibri politico-diplomatici mondiali attorno alla dinastia saudita e che fa da sfondo anche al caso Supercoppa -, tutto parte dal dato di vendita di biglietti: già staccati 50 dei 60 mila tagliandi del King Abdullah Sports City Stadium, dove ci sarà un settore per soli uomini e un settore per uomini e donne, e secondo i costumi della dinastia wahabita le donne dovrebbero poter andare solo se accompagnate da un uomo. Ma stavolta potranno assistere all'evento ed entrare allo stadio solo sedendo in settori speciali, quelli riservati alle famiglie.


"La Federcalcio blocchi subito questo schifo dei biglietti, non si può giocare in un Paese che discrimina le donne", attacca Giorgia Meloni, riaprendo una poleca rimasta sotto traccia nelle settimane scorse. "Supercoppa italiana Juve-Milan in Arabia Saudita. Le donne possono andare solo accompagnate nel settore famiglie, da sole no, perché l'Islam non lo ammet- te. Quindi una donna italiana che volesse comprarsi il biglietto per vedere la partita da sola o con un gruppo di amiche, non può farlo. Ma che schifo è? Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi? La Federcalcio blocchi subito questa vergogna assoluta e porti la Supercoppa in una nazione che non discrimina le nostre donne e i nostri valori".

Meloni chiede che la Farnesina chirisca cosa possano fare e non fare le don- e, locali e occidentali, mentre emerge che le tifose in arrivo dall'Italia non avranno l'obbligo di portare il velo. Insomma, una discriminazione o un piccolo passo in avanti nelle minime aperture del principe ereditario Bin Salman? Alla seconda lettura lascia pensare il recente Gp di Formula E nel deserto saudita, dove sugli spalti appassionati e appassionate si sono mischiati, così come donne in burqa totale e ragazze senza alcun velo in volto, come testimoniano i video sul sito della Fia. La protesta a valanga diventa biparti-san. Laura Boldrini tuona: "Non scherziamo, se ne occupi la vigilanza Rai vietando la diretta tv". "Le donne alla Super Coppa Italiana vanno allo stadio solo se accompagnate dagli uomini. Ma stiamo scherzando? I signori del calcio vendano pure i diritti delle partite ma non si per- mettano di barattare i diritti delle don- ne!".

L'Usigrai aveva già protestato, al mento da Viale Mazzini non c'è una presa di posizione ufficiale.

"Il nostro calcio - scrive su Facebook, Paolo Grimoldi, deputato della Lega e Vice presidente della commissione Esteri della Camera - ha chiuso malissimo il 2018 tra gravi violenze, ululati razzisti e vergognose scritte sulle stragi dell'Hsel, di Superga e di Scirea, ma sembra voler iniziare il 2019 ancora peggio, facendosi umiliare dall'Arabia Saudita, svendendo i nostri valori per pochi soldi. Gli organizzatori arabi fanno sapere che per la finale di Supercoppa Italiana del 16 gennaio tra Juventus e Milan, nello stadio di Jedda ci saranno posti per soli uomini e poi posti misti dove le donne potranno vedere la partita accompagnate da uomini. Roba da Medioevo. E il nostro calcio si fa umiliare così per pochi milioni? E il movimento calcistico femminile italiano non dice nulla? La Figc non ha niente da obiettare?".

"Lo sport, e il calcio è lo sport più guito in Italia, dovrebbe trasmettere va- lori, ma il nostro calcio quali valori tra- smette? La violenza, il razzismo e la rinuncia ai nostri principi pur di monetizzare qualche spicciolo con gli arabi? Juventus e Milan si oppongano a questa ver- gogna", conclude Grimoldi.

E duro è anche il commento della deputata Pd (e calciatrice) Anna Ascani: "Amo il calcio. Da sempre. Giocavo a calcio da bambina. Gioco a calcio oggi. E tifo la mia squadra. Sul divano e allo stadio. Il fatto che sugli spalti della finale della #supercoppaitaliana ci saranno settori riservati ai 'soli uomini' e che le donne possano entrare solo accompagna- te mi umilia. Si tratta di una discrimizione vergognosa e inaccettabile". Ag- giunge la deputata: "Non so quanti soldi ci siano in ballo. So che la dignità delle donne non ha un prezzo. E so che la Lega Serie A e la FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio devono fermare questo scempio. Ad ogni costo".

Per il Pd interviene anche l'ex ministro dello Sport, Luca Lotti: "Più di due mesi fa avevo lanciato l’allarme sulla finale di Supercoppa italiana in Arabia Saudita. Oggi non posso che unirmi a quanti, in queste ore, stanno esprimendo la loro preoccupazione. Chi ama il calcio rifiuta tutte le barriere culturali. Sempre. #Supercoppa", scrive su Twitter.


"Esprimo il mio più vivo disaccordo per la decisione, da parte della Lega Serie A, di far disputare la finale di Supercoppa italiana in uno stadio dove le donne potranno entrare solo se accompagnate da uomini ed assistere alla partita segregate in appositi recinti", rincara il sottosegretario presidenza del Consiglio con deleghe alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora. "Non è ammissibile - sostiene il Sottosegretario - che il calcio italiano finga di non vedere questa palese discriminazione di diritti. Lo sport deve infatti essere veicolo di diffusione di ben altri valori, come l’uguaglianza e la parità di genere. Venire meno a questi principi cristallizzati anche nella nostra Costituzione - conclude Spadafora - significherebbe perdere molto più che una finale. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti".

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