Cameron minaccia l’austerity



LONDRA. Una grigia scia di austerity, con nuovi tagli alla sanità e alle pensioni. E' il destino che attende i britannici all'indo- mani di un eventuale divorzio dell'isola dall'Ue secondo lo scenario da incubo evocato - o minacciato, dipende dai punti di vista - da David Cameron a 10 giorni dal referendum sulla Brexit. Un appuntamento cruciale con la storia che gli ultimi son- daggi, a voler fare una media fra le oscillazioni da mal di mare dei dati dei vari istituti, affidano ormai a una sorta di bussolotto: indicando parità pressoché assoluta tra il fronte del sì e quello del no.

Il primo ministro Tory, l'uomo che nel tunnel della scommessa referendaria si è infilato con le proprie mani, adesso si mostra allarmato. Votare 'Leave' significherebbe portare il Paese "dieci anni indietro", ha detto facendo leva su argomenti cari al pragmatismo inglese: dal futuro del servizio sanitario nazionale, al costo della casa, alla previdenza. Cameron ha lanciato il suo messaggio tanto ai lettori del conservatore Telegraph quanto a quelli del progressista Observer (il domenicale del Guardian).

Oltre che alla platea indistinta della Bbc, dai microfoni del popolare talk show di Andrew Marr. E in generale è sem- brato indirizzarsi soprattutto al segmento maturo della popolazione, più interessato al voto, ma tendenzialmente euroscettico: lo stesso al cui cuore si è rivolto l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Chiesa anglicana, invitando a "costruire ponti, non barriere", e dunque a non scavare un fossato con l'Europa. Ma il capo del governo è andato sul concreto, alle tasche della gente: con la Brexit potrebbero venir meno alle casse del regno "fra 20 e 40 miliardi di sterline", ha argomentato facendo sue le stime dell'In- stitute for fiscal studies.

Una montagna di denaro che andrà in qualche modo ripianata. Magari - ecco l'avvertimento - "rivedendo la riforma delle pensioni". Non solo: "Se voterete 'Leave' molti dei nostri progetti salteranno", ha ammonito il premier, mentre se la scelta cadrà sull'opzione 'Remain' "vi assicuro che il Paese avrà le risorse finanziarie per mantenere i benefit ai pensionati e proiettarsi verso la creazione di più lavoro, più case e più opportunità per i vostri bambini e i vostri nipoti". Il suo alter ego George Osborne, cancelliere dello Scacchiere e titolare del Tesoro, più tardi ha rilanciato ipotizzando fra gli effetti della Brexit pure un buco di "1-1,5 miliardi di sterline all'anno" al bilancio della Difesa". Ossia, "alla sicurezza nazionale". Paure che trovano eco in queste ore in quelle del governato- re della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, di Felix Hufeld, presidente della Bafin (la Consob tedesca), e perfino del numero 2 della Bank Of China, Gao Yingxin. Ma che non scuotono gli euro- scettici.

"Gli elettori sono stanchi di essere minacciati dai profeti di sventura, non ab- boccheranno", è la replica di giornata di Nigel Farage, capofila dell'Ukip. E anche dall'interno del Partito Conservatore di Cameron non mancano i dissensi, talora colorati di sarcasmo.

Il popolare ex sindaco di Londra Boris Johnson, per nulla impressionato dalla campagna di discredito che il premier pare voglia scaricargli contro, si è limitato in queste ore a precisare di essere "biondo naturale e non ossigenato come ha scritto qualcuno". Mentre Iain Duncan Smith,

ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale fino ad appena due mesi fa, ha liquidato i toni di Cameron alla stregua di "propaganda" e "minacce senza fonda- mento". Ed è semmai tornato ad attaccare sull'immigrazione, vero cavallo di batta- glia dei 'brexiters', dando credito a una 'rivelazione' del Sunday Times di Rupert Murdoch - smentita dal Foreign Office - secondo cui la diplomazia britannica sta- rebbe valutando un via libera all'ingresso "senza visti" di "un milione di turchi", sull'onda della promessa fatta dall'Europa di Schengen (di cui il Regno Unito non fa parte) ad Ankara in cambio dell'accordo con Erdogan per contenere il flusso di profughi siriani.

Quanto ai pronostici, al sondaggio Orb che sabato ha dato 'Vote Leave' 10 punti in avanti, replicano oggi Yougov, che insiste sul testa a testa; e Opinium, che continua invece a dare in vantaggio 'Remain' di un 2%. La media elaborata di tutti i sondaggi aggiornata da 'What UK Thinks', un centro indipendente, certifica salomonicamente il pareggio virtuale: frutto, chiosa John Rentoul, commentatore dell'Independent, degli umori tuttora vo- latili e delle indecisioni di molti. Buio fitto, insomma.


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