Cameron sfida i filo-Brexit



LONDRA. "Dobbiamo ringraziare gli immigrati Ue per il loro contributo". David Cameron lancia così la sfida finale agli eu- roscettici, primi fra tutti i deputati 'ribelli’ dentro il suo stesso Partito Conservatore, in un ultimo appello alla Camera dei Comuni prima della settimana di comizi deci- sivi in vista del referendum sulla Brexit.

E il premier britannico lo fa andando contro l'onda crescente di un'opinione pubblica che nei sondaggi sembra preferire gli esponenti della campagna Leave e la loro promessa di ridurre drasticamente gli ingressi di stranieri nel Regno Unito 'firmando’ il divorzio da Bruxelles e ricusan- do il principio di libera circolazione delle persone.

Se gli istituti demoscopici continuano a dare i brexiters davanti, in media il 52% è per il 'no’ all'Ue e il 48% per il 'sì', la City, pur registrando negli ultimi giorni una crescita di timori e fibrillazioni per gli scenari da incubo prospettati (anche dal Fmi) per un eventuale dopo Brexit, sembra ancora credere a una vittoria dello status quo. Magari in extremis. La sterlina, metro per valutare l'incertezza, ha recuperato ieri sull'euro e la borsa di Londra ha chiuso con un piccolo rimbalzo dello 0,73%.

Altra notizia positiva sul fronte economico, è giunta intanto dal tasso di disoccupazione, ai minimi del 2005. Cameron, sebbene la sua campagna Remain sembri ritrovarsi a inseguire nei sondaggi quella di Leave, riceve dunque qualche boccata d'ossigeno che gli permette di tentare l'assalto agli euroscettici anche sul dossier immigrazione: apparentemente cruciale sugli umori collettivi.

Ai Comuni il premier ha stavolta esal- tato senza giri di parole il contributo dei milioni di cittadini Ue senza i quali il Paese non avrebbe la stessa vitalità economica e ha ricordato i tanti medici e infermieri stranieri che ad esempio si prendono curaogni giorno di pazienti britannici. Non solo, come già annunciato dal fido cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha prospettato la fine della ripresa economica in caso di Brexit, facendo aleggiare l'ombra di una raffica di tagli e tasse con una manovra "d'emergenza" la- crime e sangue che riporterebbe il Paese nell'abisso dell'austerità. L'importo della finanziaria sarebbe di 30 miliardi di sterline con aumenti della tassazione sui redditi base e sulle aliquote alte, un 5% d'incremento delle imposte su carburante e alcolici, nuove rasoiate al bi- lancio di sanità e istruzione. Una "minaccia" che ha innescato a Westminster toni da rissa fra i Tory, con molti deputati antiUe implacabili a incalzare il loro leader e capo del governo tra domande al veleno. Mentre in soccorso del primo ministro sono accorse le opposizioni 'europeistè, dai laburisti di Jeremy Corbyn agli indipendentisti scozzesi dell'Snp. Corbyn in persona ha fatto insolitamente sponda al primo ministro attaccando i conservatori euroscettici. "Siete degli ipocriti", ha tuonato al loro indirizzo, ricordando che quanti ora paventano la manovra di tagli ventilata da Osborne hanno appoggiato senza troppi scrupoli i recenti colpi di falce ai servizi pubblici, in particolare ai danni dei disabili, su cui l'esecutivo ha poi dovuto fare un'imbarazzante marcia indietro. La ribellione interna rischia però di sfuggire di mano a Cameron: ormai è un vero 'fuoco amico., con 57 parlamentari conser- vatori - più che sufficienti a spappolare la maggioranza - che minacciano di mandare a casa Osborne con tutto il governo se la finanziaria 'punitiva’ dovesse concretizzarsi. Mentre il ministro della Giustizia Michael Gove e l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, capifila degli anti-Ue, già preparano in aperta sfida al premier una 'road- map' legislativa per completare l'iter di di- vorzio da Bruxelles e "mettere fine ai poteri dell'Europa" nel regno - se davvero sarà Brexit - "entro il 2019". Intanto fuori dal Parlamento si è combattuta oggi perfino una 'battaglia navale’ Leave-Remain fra due improbabili Nelson: il leader dell'Ukip Nigel Farage, con le 35 imbarcazioni della sua flottiglia anti-Ue, e la popstar irlandese Bob Geldof, che con una sola 'bagnarola’ non ha esitato ad abbordare i rivali in nome del sì all'Europa. A parte qualche sfottò, lo scontro è stato pacifico: un piccolo evento pittoresco destinato a passare alla storia d'una delle grandi scelte politiche del regno.


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