Camfin/Sulla «collusione» la Ue dà ragione alla Consob



MILANO. La Consob mette a segno un punto forse decisivo nella lunga vicenda dell'Opa su Camfin, oggetto di un provvedimento con cui, nel 2013, l'authority di Borsa aveva imposto il rialzo di 3 centesimi del prezzo a cui il veicolo Lauro 61 (partecipato da Marco Tronchetti Provera, Clessidra, Unicredit e Intesa) aveva lanciato la sua offerta pubblica di acquisto. Il provvedimento si basava sull'accertamento di un accordo collusivo tra Lauro 61 e Malacalza Investimenti che, nell'ambito del riassetto della holding che un tempo controllava Pirelli, avrebbe assicurato alla so- cietà dell'imprenditore con base a Genova un beneficio 'occultò, poi quantificato in 3 centesimi ad azione, nella liquidazione della sua quota, beneficio non riconosciuto al resto del mercato. La decisione venne impugnata da Lauro 61 prima davanti al Tar, che diede ragione alla Consob, e poi davanti al Consiglio di Stato, che sollevò una questione pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea per chiedere se il concetto di "collusione" contenuto nel Testo unico della finanza fosse compatibile con la normativa europea, trattandosi di una condotta generica che "non sembra determinare in modo sufficientemente chiaro le circostanze e i criteri sulla base dei quali la Consob può alzare il prezzo dell'offerta". Il verdetto della Corte Ue è che "la normativa italiana sulle Opa non è contraria al diritto" della Ue ed "è consentito il ricorso, da parte del legislatore, a concetti giuridici astratti, come quello di 'collusionè, senza la necessità che la legge elenchi i singoli comportamenti che integrano quel dato concetto giuridico", a patto "che venga rispettato il principio di sicurezza giuridica, che si riflette nella prevedibilità dell'interpretazione". In ambienti Consob si guarda con soddisfazione alla decisione, che confermerebbe il potere di imporre un rialzo del prezzo in presenza di comportamenti che raggiungono il risultato di aumentare il prezzo riconosciuto 'in trasparenzà a una parte. E questo indipendentemente dalle modalità del trasferimento di valore o dalla presenza di comportamenti dolosi. A questo punto il giudizio su Camfin torna al Consiglio di Stato. Ma la decisione avrà effetti anche su un altro caso di collusione, quello imputato a Hitachi e Finmeccanica nella cessione di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, con i giapponesi che, secondo la ricostruzione della Consob, avrebbero trasferito parte del prezzo pagato per Ansaldo Sts su Ansaldo Breda, così da ridurre l'esborso in sede di Opa. Anche in questo caso il giudizio sulla decisione Consob, impugnata davanti al Tar, era stato sospeso in attesa dell'orientamento della Corte Ue.


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