Caos in Zimbabwe, è golpe



IL PRESIDENTE MUGABE NELLE MANI DEI MILITARI, LA MOGLIE FUGGE IN NAMIBIA

IL CAIRO. Colpo di Stato in Zimbabwe con il dispotico e ultranovantenne presidente Robert Mugabe nelle mani dei militari ma ancora in grado di rinviare l’annuncio delle proprie dimissioni, sebbene la sua volitiva consorte e potenziale erede politica Grace è già riparata all’estero. Il golpe era nell’aria da due giorni e si è realizzato tra martedì e mercoledì notte: blindati nelle strade, qualche esplosione alla periferia nord della capitale e soprattutto la presa della tv pubblica con il portavoce delle forze armate che ha letto un proclama. Un classico schema da colpo di stato, che però non è stato esplicitato come tale dai militari: le forze armate hanno sostenuto di voler “prendere di mira solo i criminali” annidati “attorno” all’anziano presidente di quella che fino al 1979 era stata la Rhodesia. “Vogliamo rendere abbondantemente chiaro che questa non è una presa del governo da parte dei militari”, ha detto il portavoce in mimetica e basco nero a un paese rimasto tranquillo e con solo posti di blocco, qualche blindato e file ai bancomat a rendere visiva l’emergenza. I sostenitori dell’esercito hanno parlato di “correzione senza spargimento di sangue” del corso della storia dello Zimbabwe. Mugabe, il più anziano capo di Stato al mondo, è confinato nella propria residenza. La sua sicurezza è “garantita”, ha assicurato il portavoce e il presidente sudafricano Jacob Zuma gli ha potuto telefonare facendo poi riferire che sta “bene”. Il capo di Stato sudafricano, a nome dei 15 paesi della “Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale” (Sadc), ha messo in guardia da “cambiamenti di governo incostituzionali, dato che ciò sarebbe contrario alle posizioni sia della Sadc sia dell’Unione africana”. La dichiarazione ha chiarito perché i militari non abbiano annunciato il golpe e forse anche perché Mugabe stia riuscendo, ora dopo ora, a rinviare l’annuncio delle dimissioni: se tace, resta presidente come nei passati 37 anni; se lo defenestrano, è un colpo di Stato non accettabile dai paesi vicini. Non è chiaro dunque, come ha avvertito anche il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson alla Camera dei Comuni a Londra, se la situazione attuale rappresenti già la “caduta di Mugabe”. L’ex detenuto politico, combattente per la libertà, icona del nazionalismo panafricano, aspirante riformista degenerato in attempato e corrotto dittatore (come il Guardian dipinge Mugabe), al momento è comunque senza più potere. Alla consorte, soprannominata “Gucci Grace” per la passione dello shopping costoso, secondo una fonte ufficiale dell’opposizione è stato consentito di lasciare lo Zimbabwe per portarsi in Namibia. L’attesa è invece per un arrivo: quello del “coccodrillo”, il vice presidente Emmerson Mnangagwa, rivale di Grace nella corsa alla successione e costretto a riparareall’estero la settimana scorsa. Era stata dichiaratamente quella defenestrazione a far scattare il monito - seguito dai fatti - del capo delle Forze armate, Constantino Chivenga. Intanto già si colgono i segni della fine di un regno: su Twitter è apparsauna foto che attesta come su un cartello stradale per l’aeroporto internazionale di Harare è stato coperto il nome “Robert Mugabe”, apposto solo una settimana fa in una tardiva forma di culto della personalità del presidente.


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