Carcere duro per il principe


ARABIA SAUDITA/LA PARABOLA DISCENDENTE DEL MILIARDARIO ALWALEED BIN TALAL


NEW YORK. Dopo il suo clamoroso arresto a novembre scorso, per il principe sauditaAlwaleed bin Talal si sono aperte ora anche le porte del carcere duro.

L’uomo più ricco del Paese arabo e tra i più ricchi del mondo intero, era da due mesi agli arresti domiciliari all’Hotel Ritz-Carlton assieme a oltre cento altri imprenditori, esponenti della casa reale e ministri. Tutti finiti nel mirino delle purghe anti- corruzione volute dall’emergente leadership di Riad, incarnata nell’erede al trono, il giovane Muhammad bin Salman.

Alwaleed, secondo quanto reso noto dai media internazionali, è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza Al Ha’ir, a circa 40 chilometri a sud di Riad. Il principe si rifiuterebbe di pagare a Riad un conto da un miliardo di dollari e di trasferire allo Stato il controllo di alcune sue società di investimento. Durante la sua detenzione al Ritz, il principe sarebbe stato anche appeso a testa in giù e percosso. Molti dei suoi compagni di prigionia nell’hotel, come il principe Miteb bin Abdullah, ex capo della Guardia Nazionale e figlio del defunto re Abdullah, hanno preferito pagare le ingenti somme richieste per ottenere la libertà. Degli oltre 300 sauditi arrestati a novembre, circa la metà ha infatti quasi subito patteggiato. Secondo alcuni analisti, il principe ereditario Bin Salman ha avviato le purghe in nome della “lotta alla corruzione” con l’obiettivo di impadronirsi delle fortune finanziarie dei suoi potenziali rivali, di indebolirli politicamente, e di spianare la strada per salire al trono non appena uscirà di scena l’anziano e malato re Salman. In quest’ottica, Alwaleed è senz’altro titolare di un bottino molto appetibile: il suo patrimonio è stimato in circa 18 miliardi di dollari. Sterminato l’elenco dei settori in cui si muove il 62enne uomo d’affari con i suoi investimenti, che vanno dalle banche agli hotel, dai media alla Silicon Valley. Ex socio di Berlusconi, aveva acquisito circa il 3% delle azioni Mediaset. Si era anche vantato di avere salvato Donald Trump ben due volte: la prima comprando nel 1991 il suo yacht, che il tycoon aveva dato ai creditori per un debito di 900 milioni, e la seconda nel 1995 con l’acquisto dell’hotel Plaza di New York, sempre per ripianare i debiti del futuro presidente.


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