• Redazione

CARIGE/Mincione-Malacalza: caccia all’ultimo voto



MILANO. Sarà caccia all’ultimo voto per conquistare la maggioranza del cda di Banca Carige, su cui i soci saranno chiamati ad esprimersi nell’assemblea del prossimo 20 settembre. Da una parte la famiglia Ma- lacalza, che negli anni ha investito quasi 400 milioni per una quota che ne vale poco più di un quarto e che ha schierato una lista di ‘pesi massimi’, dal banchiere Pietro Modiano all’economista Lucrezia Reichlin, fino all’ad di Ubs Italia Fabio Innocenzi, a cui verrà affidato il timone della banca. Nell’altro angolo del ‘ring’ Raffaele Mincione (nella foto), entrato in Carige con le sue società lussemburghesi dopo l’aumento di capitale di dicembre, a valori allineati con quelli di Borsa (+2,2% a 0,0093 euro), che sostiene l’attuale ad Paolo Fiorentino, in rotta di collisione con i Malacalza. Ai blocchi di partenza la famiglia piacentina è avanti di una spanna, disponendo del 24% del capitale a fronte del 19% del ‘fronte Mincione’, che possiede il 9% e ha stretto un patto con l’imprenditore petrolifero Gabriele Volpi (9%) e l’ex presidente del Genoa CalcioAldo Spinelli (0,9%). Con loro anche il rappresentante dei piccoli soci, Silvio De Fecondo, la cui posizione in lista rende però difficile l’accesso al Cda. In assemblea potrà votare chi avrà le azioni l’11 settembre, giorno della record date. Malacalza, che può salire fino al 28%, ha assicurato “il massimo impegno” per il rilancio della banca, affidato a “professionalità di elevato profilo e con profonda conoscenza del settore bancario”. Mincione, che si avvarrà anche del proxy advisor Morrow Sodali per rastrellare deleghe, cercherà di portare dalla sua i fondi, facendo leva sulla necessità di accasare Carige presso un istituto più solido e di garantire continuità ge- stionale. Con loro correranno due liste, quella delle Coop e quelle di Assogestioni, entrambe di minoranza. Tra i pacchetti di voto più ambiti quello della Sga del Tesoro, che con il suo 5,4% può fare la differenza. Anche se poi il sistema proporzionale di elezione del Cda richiederà di verificare quale maggioranza si formerà in consiglio. Mincione, che si candida alla presidenza, propone “aggregazioni entro 6, 12 mesi al massimo” per la “salvezza” della banca (la Bce ha bocciato il piano di conservazione del capitale). Mentre boccia la strada del risanamento autonomo, lasciando intendere che il tema del capitale non si è chiuso con l’aumento del 2017: costerebbe “tantissimo denaro”, ha detto al Secolo XIX, con “aumenti di capitale ben superiori ai 500 milioni”. La famiglia Malacalza, che per rientrare dai milioni spesi necessita di tempi più lunghi di quelli di Mincione, ha probabilmente meno fretta.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA