Cassano: pro e contro



IL PERSONAGGIO/COSA PUÒ PORTARE FANTANTONIO AL VERONA

VERONA. Cassano torna in pista 14 mesi dopo aver ufficialmente messo piede su un campo di calcio per l’ultima volta. Il Verona gli ha aperto le porte, diversamente da quanto fatto dal Cagliari: un anno di contratto, una fiducia condizionata all’effettivo rendimento dell’ex sampdoriano e un tridente di lusso con il “gemello” Giampaolo Pazzini e con Alessio Cerci, pure lui gialloblù solo da poche ore. Un colpo grosso o un azzardo? Un campione ancora utile o un ninnolo da salotto? La critica è già divisa.Ed in effetti, considerando la situazione nel suo insieme, i dubbi non mancano di certo. L’ultima partita giocata da Cassano risale all’8 maggio 2015, al famoso derby perso 3-0 dalla Sampdoria contro il Genoa con successivo battibecco con l’avvocato Romei. Quindi un bagnomaria infinito, frutto di un orgoglio sul cui altare il fantasista barese ha sacrificato mesi e mesi di calcio giocato. La rescissione con la Samp si è concretizzata solo a fine gennaio, ma di concreto non c’è mai stato nulla: né l’Entella, né il Bari, né tantomeno un’avventura all’estero. La prima incognita non può non essere questa: basterà il contatto con il pallone per sentirsi nuovamente un giocatore vero, al culmine di un anno e due mesi senza i 90 minuti nelle gambe? Al campo l’ardua sentenza. Il modulo di base da cui Fabio Pecchia intende ripartire è il 4-3-3. Ovvero lo stesso che ha portato il Verona a riconquistare la Serie A dopo un anno d’assenza. Gli altri acquisti condotti fino a questo momento, dal romanista Verde allo stesso Cerci, conducono verso questa soluzione. Cassano, invece, col tridente c’entra pochino: non è un esterno, ma uno da 4-4-2 o 4-2-3-1, una seconda punta che deve essere libera di svariare alle spalle di un centravanti. Ha vissuto gli anni migliori dietro a Pazzini nella prima esperienza alla Sampdoria, poi giocando con Amauri a Parma. Contraddizioni tattiche che spetterà al tecnico risolvere. Dopo tanti punti interrogativi, un punto a favore di Cassano. Luca Toni arrivò al Verona a 36 anni già compiuti, dopo aver pensato al ritiro, e tutti sanno com’è andata: il rapporto sentimentale e l’affetto reciproco è vivissimo ancor oggi, nonostante la separazione di qualche settimana fa. La seconda giovinezza l’ex centravanti l’ha vissuta sulle rive dell’Adige, contro ogni pronostico. Ed è a lui che Cassano si ispira per far ricredere chi lo considera alla stregua di un ex a caccia dell’ultimo stipendio. Ci riuscirà? STORIA DLLE CASSANATE - Antonio Cassano è uno degli esempi più lampanti di come tante volte il destino sia crudele. Talento cristallino, piedi vellutati e una testa calda. Se avesse avuto un’altra testa probabilmente a quest’ora staremmo parlando di uno dei più grandi del calcio europeo e invece ci troviamo qui a raccontare le gesta di un prode paladino dell’ignoranza calcistica (talvolta anche in un’accezione ben diversa da quella moderna). Un personaggio così, dotato anche di molto carattere, difficilmente verrà dimenticato. Anche perchè ci ha regalato un termine che è diventato di uso comune nel linguaggio italiano: “Cassanata”, parola utilizzata per descrivere le pazzie del Pibe de Bari. La prima risale proprio ai tempi della sua avventura in Puglia. L’allora giovanissimo Antonio era nel giro dell’Under 21 di Claudio Gentile, storico e paziente ct degli azzurrini. Siamo nel marzo del 2001 e, escluso dalla sfida con la Romania, Cassano ebbe un duro diverbio col ct che prima lo allontanò dal campo di gioco e poi addirittura dal ritiro. Ma quell’episodio è solo il primissimo atto dello show che Antonio Cassano avrebbe regalato nella sua abbastanza lunga car- riera. Nel suo vagabondare calcistico ricordiamo anche parecchi cartellini rossi, non tanto per falli ma per lo più per proteste e maleducazioni varie. Ma ancora più epiche sarebbero state le reazioni alle suddette espulsioni. La prima (ma non la più clamorosa) Cassano l’ha riservata all’arbitro Rosetti che si è visto recapitare dalla lontananza un bel paio di corna dopo un cartellino indigesto. Quando si dice arbitro cornuto. Cassano è sicuramente un uomo destinato a far parlare di sé nello spogliatoio. Con un allenatore in particolare aveva un buon rapporto: Fabio Capello. Con il tecnico friulano, alla vigilia di un Roma-Juve, una volta fece una scommessa. “Fabio, se faccio gol tiro un calcio alla bandierina e la sfondo“. Capello la prese sul ridere: vuoi mai che quello l’avrebbe fatto seriamente? Come dicono a Milano “Taac!”. Doppietta di Cassano che festeggia... spaccando in mille pezzi un’inerme bandierina. Ma il bellissimo rapporto con Fabio Capello si incrina (per poi rompersi) nella splendida Madrid. Proprio l’allenatore ex Roma e Milan lo aveva voluto con sè, pentendosene a posteriori però amaramente. Prima di un’importante partita, in conferenza stampa, Cassano ebbe la geniale idea di fare un’imitazione di Don Fabio. Morale della favola: Capello non gradì affatto e l’avventura di Cassano conobbe l’inizio della fine. Chiudiamo con una delle meno datate Cassanate, ai tempi della Samp. In un rocambolesco Sampdoria-Torino, Cassano ne combinò una davvero da almanacco della follia. Dato che secondo lui l’arbitro Pierpaoli stava dirigendo male il gioco, Cassano iniziò a coprirlo di insulti e proteste. Tutto ha un limite: il direttore perse la pazienza e sventolò in faccia a Fantantonio il cartellino rosso. Perse le staffe, Cassano iniziò a minacciarlo (anche cercando il contatto fisico nel post partita) e gli tirò addirittura addosso la maglia. 5 giornate di squalifica e multa: jackpot. Personaggio folkloristico, talento sopraffino e top player mancato. In due parole: Antonio Cassano, un talento contradditorio che a 35 anni suonati vuole ancora dimostrare di poter dare qualcosa con l’Hellas Verona, il club ha scelto di dargli fiducia no- nostante i chili di troppo, il lunghissimo stop (l’ultima gara ufficiale risale all’8 maggio 2016) e i dubbi di natura atletica e caratteriale. Se riuscirà a vincere la sua sfida oppure sarà solo l’ennesimo controverso atto della sua carriera lo sapremo molto presto.


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