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Ma niente spa. Fondi in Cda e modello monistico. Utile operativo 400 mln a 2020

MILANO. Cattolica Assicurazioni promette un triennio di crescita, con un dividendo che salirà del 50% a 0,5 euro nel 2020, e mette mano alla governance proponendo ai soci l'adozione del modello monistico e aprendo il consiglio alla rappresentanza dei soci di capitale. Il tutto senza abbandonare la forma cooperativa e il principio di 'una testa un voto', che resta un caposaldo della compagnia. Il piano industriale 2018-2020, il primo firmato dall'adAlberto Minali, in sella dallo scorso giugno, prevede che il triennio si chiuda con un utile operativo di 375-400 milioni, in crescita di più del 60% rispetto ai 228 milioni del 2016, e che la redditività (ri- torno sul capitale) salga dal 6 a oltre il 10%. Per rendere la gestione "più snella ed efficiente e favorire l'ingresso degli investitori istituzionali", il gruppo veronese aggiornerà la governance, 'asciugando' il cda, alzando dal 2,5% al 5% il tetto al possesso azio- nario per i fondi e assicurando una presenza in consiglio ai soci di capitale. Minali chiude invece la porta a chi sperava in un addio alla forma cooperativa, ammaliato dall'ingresso in forze di Warren Buffett, primo azionista con il 9% del capitale. "Il cantiere della governance finisce qui", ha detto, mentre il tema della spa "non è sul tavolo". "Con il monistico ben temperato dalla presenza di soci di capitale - ha detto - Cattolica avrà la governance adatta per realizzare il piano industriale". In ogni caso i soci di capitale avranno "una rappresentanza minoritaria" in cda, anche se il numero di posti loro riservati deve ancora essere definito dal consiglio, che sottoporrà la revisione dello statuto al voto dell'assemblea di aprile. L'ammodernamento della governance è una delle architravi del piano di "trasformazione e crescita" che servirà a "riarmare una nave che naviga in acque tempestose" fatte di tassi bassi e una competizione serrata e a forgiare un gruppo "innovativo, agile e reattivo alle nuove sfide di mercato". La raccolta premi crescerà del 64% a 7,6-8 miliardi (+27% a 2,4-2,6 miliardi nel danni e +91% a 5,2-5,4 miliardi nel vita), grazie soprattutto all'accordo di bancas- surance con Banco Bpm, da cui sono attesi 140 milioni di premi nel danni, 3 miliardi nel vita e oltre 100 milioni di utile operativo. L'intesa, che dovrebbe diventare operativa dal primo luglio e non prevede incroci azionari ("se uno vuole il latte non deve possedere la mucca") rafforzerà un gruppo che parte da 3,6 milioni di clienti, 1.500 agenzie e due partnership bancarie, con Ubi e il gruppo Iccrea. Tra gli obiettivi del piano, c'è quello di ridurre l'assorbimento di capitale e migliorare la redditività, aumentando le polizze unit linked nel vita (dal 18 al 37%) e migliorando la gestione tecnica nel danni non auto. Ma anche rafforzare la presenza nei servizi al mondo agricolo e del non profit e dedicarsi ai nuovi rischi con una struttura societaria ad hoc. Il tutto investendo sull'inno- vazione tecnologica, sulla telematica e sulla digitalizzazione. In Borsa il titolo, che negli ultimi mesi ha corso molto, ha chiuso in calo del 5,16% a 10,1 euro, invertendo la rotta dopo una partenza positiva. Gli analisti hanno giudicato i target del piano oltre le attese ma sul mercato ha prevalso la delusione per una riforma della governance che non ha messo in discussione il voto capitario.


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