Cavina: “Gogna mediatica”

IL VESCOVO DI CARPI RINUNCIA: ERA FINITO NEL TRITACARNE DELL’INCHIESTA MANGIAFUOCO



CITTÀ DEL VATICANO. Le tensioni covavano da tempo, ma ora il bubbone è scoppiato in tutto il suo fragore. Il Papa ha accettato ieri la rinuncia al governo della diocesi di Carpi (Modena) presentata dal vescovo mons. Francesco Cavina. Francesco ha quindi nominato amministratore apostolico della diocesi mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola. In una lettera a sacerdoti, religiosi e fedeli della diocesi, Cavina, 64 anni, un passato in Segreteria di Stato, vescovo di Carpi dal 2011 - da poco prima che il territorio fosse duramente colpito dal sisma -, spiega i motivi della rinuncia, accettata "con dispiacere" dal Pontefice. E formula precise accuse. "I sette anni di ministero in mezzo a voi sono stati segnati da continui tentativi di delegittimazione, nonché, negli ultimi tempi, da intercettazioni telefoniche a seguito di denunce di presunti reati alla Procura della Repubblica", afferma. "Ho sempre rispettato la Giustizia e i suoi operatori e sempre li rispetterò", spiega Cavina in relazione a un'inchiesta che l'ha coinvolto, recriminando però che "ottenuta la completa archiviazione della mia posizione (richiesta dallo stesso organo inquirente e avallata senza riserva dal Giudice per le indagini preliminari per l'infondatezza delle accuse), la gogna mediatica a cui sono stato sottoposto non si è interrotta". Il riferimento del presule è all'indagine 'Mangiafuoco' dei Carabinieri, coordinata dalla procura di Modena, su un presunto giro di malaffare locale, poi finita oggetto anche di un'ampia inchiesta dell'Espresso nell'aprile scorso. "L'aspetto più doloroso per quanto mi riguarda - denuncia mons. Cavina - è che l'intera indagine si è contraddistinta per una diffusione mediatica, in tempo reale, di parte dell'attività degli inquirenti, anche quando si versava in pieno segreto istruttorio. Si è arrivati a pubblicare anche il contenuto di telefonate legate al mio ministero sacerdotale ed episcopale". L'inchiesta 'Mangiafuoco' ha scosso il Comune emiliano poco prima delle ultime amministrative, che hanno visto la conferma al ballottaggio del sindaco PdAlberto Bellelli. In due filoni d'indagine, i Carabinieri hanno sostenuto l'ipotesi che il vice sindaco della precedente giunta Bellelli, Simone Morelli, abbia tentato di diffamare il primo cittadino con un dossieraggio per metterlo in difficoltà a livello politico. In tale contesto, si era ipotizzato che Morelli avesse stretto contatti anche col vescovo Cavina, cercando così consenso nell'elettorato cattolico in cambio di favori. Su tutti, i Carabinieri hanno indicato lo spettacolo "Fontane danzanti" che in prima battuta avrebbe dovuto essere finanziato dalla diocesi, mentre in un secondo momento sarebbe potuto essere finanziato dall'amministrazione comunale.Un episodio di corruzione eettorale che venne poi archiviato dalla Procura.

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA