Chi sono i nuovi martiri



STERMINIO DEI CRISTIANI/IL PAPA CON PARENTI E AMICI DELLE VITTIME

ROMA. “Vorrei oggi aggiungere una icona di più in questa chiesa, una donna, non so il nome, ma ci guarda dal cielo, ero a Lesbo, salutavo i rifugiati, e ho trovato un uomo trentenne, tre bambini, mi ha guardato, e mi ha detto, ‘padre io sono musulmano, mia moglie era cristiana, nel nostro Paese sono venuti i terroristi ci hanno chiesto la fede, hanno visto lei con il crocifisso, hanno chiesto di buttarlo, lei non lo ha fatto, e l’hanno sgozzata davanti a me, ci amavamo tanto”. Sta molto in questa nuova icona che il Papa ha voluto offrire alla chiesa di San Bartolomeo all’Isola, che conserva icone e reliquie dei “nuovi martiri”, il senso di questo pomeriggio papale nella chiesa affidata alla comunità di S.Egidio da Giovanni Paolo II. La storia di questa coppia mista che si amava teneramente e di questo marito che non riesce a odiare i terroristi, era già stata raccontata da papa Bergoglio dopo il suo viaggio a Lesbo, ma consegnarla come icona alla chiesa dei “nuovi martiri” è un passo grande, e dice tanto. Nella chiesa in braccio al Tevere si era svolto molto del paziente lavoro di raccolta di documenti e testimonianze - 12.000 file - messi insieme sotto la guida dello storico e fondatore della Comunità,Andrea Riccardi, per documentare, e quindi ricomprendere, la storia del martirio contemporaneo. Un pomeriggio di preghiera, quello del Pontefice a S. Bartolomeo, con molti simboli, alcuni gesti belli e non troppe parole, che si colloca a pochi giorni dal viaggio di Bergoglio in Egitto, dove pure il tema del sangue come prezzo pagato all’odio, pagato da cristiani di tutte le confessioni, e da uomini di ogni credo, sarà centrale e significativo. Francesco dunque, come già fece Benedetto XVI nel 2008, ha visitato la chiesa scrigno dei nuovi martiri. Ad accoglierlo Riccardi, il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo. e gli striscioni “Benvenuto papa Francesco”, “Pace in tutte le terre”, “I martiri ci uniscono”. La prima sosta del Papa è di fronte al gruppo di bambini delle “Scuole dalla pace” di Sant’Egidio, alcuni dei quali gli regalano dei disegni. Tra la folla anche una delegazione di rom, (nella chiesa è ricordato anche Zefirino, il primo santo del popolo rom, ndr). Dopo la preghiera di fronte alla grande iconadeinuovimartiri,cominciailrito,eilPapaascolta le testimonianze di parenti di tre fra i tanti testimoni della fede, di cui si conserva la memoria nella chiesa dell’IsolaTiberina:KarlSchneider,figliodiPaul,pastore della Chiesa Riformata, ucciso nel 1939 nel campo di Buchenwald perché aveva definito gli obiettivi del nazismo al potere “inconciliabili con le parole della Bibbia”; Roselyne, sorella di padre Jacques Hamel, assassinato a Rouen, in Francia, il 26 luglio dell’anno scorso; e Francisco Hernandez Guevara, amico di William Quijano,un giovane di Sant’Egidioin Salvador, che venne ucciso nel settembre del 2009 perché, con le “Scuole della Pace” della Comunità, offriva agli adolescenti del quartiere in cui viveva un’alternativa alle Maras, le bande giovanili che seminano il terrore in questo Paese dell’America Centrale. Tra le parole più significative del Pontefice ci sono sicuramente quelle aggiunte a braccio nell’omelia:oltre alla nuova icona per i martiri a S.Bartolomeo,la denuncia del fatto che verso i migranti talora “gli accordi internazionali” dimenticano “i diritti umani”. E ancora, la sottolineatura del fatto che, anche se i martiri possono essere pensati come “eroi”, in realtà sono “aggraziati”, cioè non è il “coraggio” il loro dato principale,bensìla“graziaricevutadaDio”.Ela“chiesa la fanno i santi, se non è dei santi, non è Chiesa”. Dopo l’omelia il Pontefice benedice una colomba di legno proveniente da una chiesa di Aleppo. Rende poi omaggio alle sei cappelle laterali della basilica che conservano le reliquie dei martiri di Europa, Africa, America,Asia, del comunismo e del nazismo. Nel corso della liturgia vengono accese alcune candele per accompagnare ogni preghiera in ricordo dei martiri, tra cui don Pino Puglisi e Oscar Arnulfo Romeo. Si prega per i vescovi ortodossi rapiti in Siria, come ha ha ricordatoAndrea Riccardi nel suo saluto, esattamente quattro anni fa, e si prega per il gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio, del quale pure da anni non si hanno notizie.Alla fine il Papa incontrata alcuni profughi giunti in Italia con i corridoi umanitari, alcuni dei quali già conosceva. Altre parole forti papa Francesco le pronuncia prima di salire in macchina per tornare in Vaticano: un grido di condanna per la “crudeltà” contro i migranti; con l’auspicio se “da Lesbo e Lampedusa” un po’ di solidarietà “salisse verso l’alto”, sperando che come in Grecia e Italia “questa solidarietà possa contagiare un po’ il mondo”.


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