Chiuso il consolato cinese

HOUSTON/LA DECISIONE DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP. IRA DI PECHINO


di Antonio Fatiguso



PECHINO. Gli Stati Uniti ordinano alla Cina di chiudere in 72 ore ed entro il 24 luglio il consola- to generale di Houston, in Texas, in forza della “necessità di difendere la proprietà intellettuale e le informazioni private americane”. L’affronto ha mandato Pechino su tutte le furie per quella che è stata definita una “provocazione lanciata unilateralmente” e una “escalation senza precedenti” nelle relazioni bilaterali, scosse ormai su vasta scala. “Sollecitiamo gli Usa a revocare immediatamente questa decisione errata. Se dovessero insistere su questo sentiero, la Cina reagirà con contromisure ferme”, ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, che nella conferenza stampa quotidiana ha dato l’annuncio della vicenda dopo le prime indiscrezioni circolate online. Da Houston, città famosissima in Cina per i Rockets in cui ha a lungo militato la stella del basket Yao Ming, sono rimbalzate le imbarazzanti immagini degli incendi appiccati nel cortile del consolato, il primo aperto nel 1979 dopo la normalizzazione delle relazioni bilaterali. I vigili del fuoco hanno ricevuto le segnalazioni delle fiamme, ma giunti sul posto sono stati bloccati dai vincoli diplomatici. Secondo quanto spiegato dalla polizia locale, l’emittente Fox 26 ha parlato di funzionari cinesi intenti a bruciare documenti e altro materiale sensibile dopo avere ricevuto l’ordine di chiusura. La stretta su Houston è giunta sull’onda dei nuovi sospetti di Washington contro lo spionaggio del Dragone: le incriminazioni formali hanno colpito due ex studenti di ingegneria, ritenuti di godere nella loro azione della copertura del governo cinese: Li Xiaoyu e Dong Jiazhi sono stati accusati dal Dipartimento di Giustizia americano di furto di segreti commerciali e di altra natura ai danni di aziende hi-tech e del settore farmaceutico, avendo preso di mira più di recente le reti vulnerabili delle aziende biotech e di altri gruppi al lavoro sui vaccini contro il Co- vid-19. Li e Dong avrebbero agito per profitto personale e per conto del ministero della Sicu- rezza statale, la potente e onnipresente agenzia di intelligence e controspionaggio cinese che si ritiene possa contare su un esercito di 100.000 hacker. Il ministero degli Esteri ha derubricato ad “assurdità” e a “calunnie” le accuse, invitando con un avviso sui suoi social media gli studenti cinesi “a stare in guardia” di fronte all’ aumento “degli interrogatori arbitrari, delle vessazioni, della confisca di effetti personali e della detenzione avendo come bersaglio gli studenti cinesi negli Stati Uniti”. Lo scontro di Houston, contro cui la Cina potrebbe rispondere con un’analoga azione sul consolato Usa di Wuhan, il capoluogo dell’Hubei e il focolaio del Covid-19, si aggiunge alla lunga serie di contrasti che coinvolgono le due prime economie del pianeta a tutto campo: dalla guerra commerciale e per la supremazia tecnologica, ai diritti umani con il fronte caldo dello Xinjiang e la stretta varata su Hong Kong con la legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, fino alle dispute della Cina nel mar Cinese meridionale. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha accusato Washington di aver sollevato problemi in tutto il mondo, anche nel mar Cinese meridionale, in una riunione tenutasi martedì in collegamento video con la controparte vietnamita Pham Binh Minh: il Vietnam e gli altri Paesi del sudest asiatico dovrebbero essere “molto vigili” sui tentativi di Washington di sabotare la stabilità e l’unità nella regione, ha ammonito Wang. Sullo sfondo si affaccia il nodo della ‘ribelle’ Taiwan: le incursioni dei jet militari cinesi accadono “virtualmente con cadenza quotidiana” in quello che appare come un’accelerazione per “l’uso della forza per risolvere il problema” di Taipei, ha denunciato il ministro degli Esteri, Joseph Wu.

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