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Codice Antimafia, è stallo



ROMA.Ancora un rinvio per il disegno di legge che modifica il CodiceAntimafia. Il centrodestra fa quadrato nell’Aula di Palazzo Madama e riesce a far slittare il voto sul provvedimento battendo di fatto la maggioranza sul calendario dei lavori fissato poco prima dalla conferenza dei capigruppo. Riuscendo addirittura a far inserire all’ordine del giorno un provvedimento, quello sul trasferimento del comune di Sappada dal Veneto al Friuli, che non era stato neanche calendarizzato. E che in questo modo verrà discusso prima dello “Ius soli”, altro progetto di legge al centro delle polemiche che passa così al terzo punto dei lavori dell’Assemblea.

Che la riforma del Codice, che estende anche ai corrotti le misure di prevenzione previste per i mafiosi, non piacesse a FI era noto da tempo. Il ddl, approvato alla Camera nel novembre 2015, era stato a lungo ostacolato già in commissione. Poi il pressing per sabotarlo si era fatto più insistente con tanto di incontro al Senato tra Gianni Letta e i Dem Luigi Zanda eAnna Finocchiaro.

Ma è ieri che si è visto plasticamente il fuoco di fila che l’intero centrodestra è pronto ad alzare sul testo che consentirebbe la confisca dei beni anche agli accusati di corruzione.

La capigruppo, che doveva fissare il timing dei lavori, dura più di un’ora. Si parla essenzialmente di riforma del Codice. FI e la Federazione della Libertà di Quagliariello chiedono il ritorno in commissione. Il clima è teso, ma la maggioranza si impone e passa la linea di votarlo in giornata. In Aula però si apre lo scontro e si

ribalta il quadro. Il capogruppo FI Paolo Romani cita il responsabile dell’Anticorruzione Raffaele Cantone che sul ddl aveva espresso perplessità e richiede il rinvio in commissione.Diprovvedimento che “non va bene” parla Quagliariello che cita tutti i pareri contrari al ddl, da quello di Flick a quello di Nordio, associandosi all’appello di Romani.

Il verdiniano Ciro Falanga propone di far slittare il testo all’ ultima settimana prima dell’estate. Richiesta condivisa dalla Lega che invita tutti a “una pausa di riflessione”.

Il presidente del Senato Pietro Grasso tiene testa e cerca di limitare gli interventi ma alla fine l’ostruzionismo di FI prevale e la seduta si chiude con un nulla di fatto anche perché i Dem devono riunirsi sul dl vaccini e avevano chiesto la chiusura anticipata della seduta. Si vota solo il calendario dei lavori. E l’esame della riforma neanche comincia. Si riprenderà stamattina.

Ma FI, Fdl e Ala già affilano le armi. La presidente dei senatori diAp Laura Bianconi prova a mediare, sposando anche lei la tesi di un rinvio. Non si faccia seduta per consentire alla commissione Sanità di concludere l’esame del decreto vaccini, era stata la sua proposta, e poi si fissi una nuova capigruppo per rivedere il calendario “con animo più sereno” visto che a breve ci si dovrà misurare anche con il ddl sullo ius soli per il quale il 16 giugno scorso la Lega scatenò il caos nell’emiciclo. La sua proposta non passa, ma fa capire come anche il gruppo diAlfano eviterebbe volentieri un ennesimo braccio di ferro su provvedimenti scomodi come il ddl sulla cittadinanza e il Codice 9Antimafia per il quale anche tra i Dem il fronte dei sì, ad eccezione degli orlandiani, non sarebbe così compatto.

Le camere penali intanto sono sul piede di guerra e a Salerno proclamano uno sciopero per il 18 luglio contro il quale si scatena la Cgil che difende invece l’estensione delle misure di prevenzione.


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