Colpo contro Cosa Nostra



PALERMO/SGOMINATO IL POTENTE CLAN DI SANTA MARIA DEL GESÙ: 27 ARRESTI

PALERMO. Non si scherza con la mafia. I vecchi boss lo insegnano ai nuovi affiliati nella potente cosca “ortodossa” di Santa Maria di Gesù che controlla un vasto territorio a Palermo, sconquassata da altri 27 arresti ieri mattina. “QuandoparliamodiCosanostra... parliamo di Cosa nostra! Quando dobbiamo babbiare... babbiamo (scherziamondr)!”,dicevanoSalvatore Profeta e Giuseppe Natale Gambino.E anchele“elezioni”deinuovicapi(rese sempre più necessarie dai continui arresti) sono una cosa seria. Oggi si procede per alzata di mano in una pizzeria, come è avvenuto - raccontano le intercettazioni raccolte dagli inquirenti - a settembre del 2015. Prima c’era il voto segreto, si votava su dei pizzini. “Tutti i bigliettini con i nomi... - racconta Profeta - minchia lo sai che era... minchia pareva la camera dei deputati! Poi facevano lo spoglio...”. Ma “acchianava” (saliva) sempre Stefano Bontade, principe di Villagrazia. “Se lui diceva... u scieccu vola... nuavutri ci calavamu a tiesta... (Se diceva che l’asino vola, noi dicevamo che era vero)”. Proprio dal soprannome di Bontade, “Falco”, prende il nome l’operazione coordinata dagli aggiunti Salvatore De Luca e Sergio Demontis e dai sostituti Maurizio Agnello e Dario Scaletta. In effetti, non è cambiato molto dai tempi di Bontade, ucciso nel 1981. A Santa Maria di Gesù le abitudini mafiose sono rimaste quasi immutate, nonostante i continui arresti che ne hanno in parte limitato l’azione, con continui avvicendamenti al vertice e il possibile ritorno in carica di vecchi boss adesso liberi. Il reggente, nel gergo mafioso, è definito “il principale” e le procedure di elezione sarebbero precedute da una sorta di propaganda elettorale a favore dei candidati, anche se in realtà, nel caso documentato dal Ros, non vi sarebbe stato un vero e proprio antagonista alla figura di Giuseppe Greco che, in funzione della carica di reggente già assunta, avrebbe ottenuto da subito il consenso degli affiliati più autorevoli, tra i quali lo stesso Salvatore Profeta, lontano parente del falso pentito VincenzoScarantino. Sarebbe stata anche la parentela con Scarantino, oltre che l’età avanzata, a indurre Profeta a fare un passo indietro in favore di Greco. Il voto si è svolto “ad alzata di mano... per vedere l’amico”, si legge in una delle intercettazioni, quindi a scrutinio palese. La votazione avverrebbe però solo per i ruoli apicali,mentrelenomine per i posti di sottocapo e capodecina sarebbero riservate allo stesso “principale”. In questo contesto, le estorsioni proseguono a ritmo serrato e sono a tappeto.Ancheperlafestadelquartiere Guadagna c’è il pizzo travestito da “tassa” sulla birra imposta agli ambulanti. Cinque euro a cassa per un totale di mille euro. Il racket serve soprattutto al sostentamento dei carcerati. Le intercettazioni hanno rivelato l’esistenza di una cassa comune gestita per conto dell’intera famiglia.La cassa negli anni è passata da Giuseppe Natale Gambino a Francesco Pedalino,chesi sono avvicendati nel ruolo di “custode” e poi, dopo l’arresto di questi, a Pietro Cocco che registrava entrate e uscite e custodiva il denaro “guadagnato”.


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