Comey mette nei guai Trump



RUSSIAGATE/ANTICIPAZIONI SULLA DEPOSIZIONE DI OGGI: “MI CHIESE DI INSABBIARE”

WASHINGTON. Donald Trump chiese all'allora capo dell'Fbi James Comey di insabbiare le indagini sul suo ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn nel Russiagate: la dichiarazione esplosiva, che potrebbe aprire la via dell'impeachment di Trump per ostruzione della giustizia, è contenuta nella deposizione scritta (sette pagine) che Comey leggerà oggi nella sua audizione pubblica sotto giuramento davanti alla commissione intelligence del Senato, che l'ha pubblicata ieri dopo una richiesta dei rappresentanti dello stesso Comey. "Trovo che il tempismo della diffusione della deposizione sia abbastanza interessante, subito dopo l'audizione di oggi" dei capi dell'in- telligence Usa al Senato (che hanno negato pressioni del presidente), ha commentato la vice portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, mentre Trump non ha ancora reagito. Una deposizione temutissima, che Trump ha deciso di non bloccare rinunciando al 'privilegio esecutivo', ma che potrebbe segnare l'inizio della fine della sua pre- sidenza se l'ex direttore del Bureau, come sembra, confermerà le pressioni da lui subite nel Russiagate prima di essere silurato. Dalle prime anticipazioni, Comey riferirà che in una cena a due alla Casa Bianca Trump gli chiese se voleva restare alla guida dell'Fbi e gli disse "ho bisogno di lealtà, mi aspetto lealtà". E auspicò anche che "lasciasse andare" le indagini su Flynn, definendolo "un bravo ragazzo". Quanto alle indagini sulla Russia, il magnate gli chiese di "togliere la nube" su di lui che comprometteva la sua capacità di agire per il Paese rendendo pubblico che il presidente non era indagato, come Comey gli confermo' almeno in due occasioni ma solo in privato. L'ex direttore del Bureau racconterà anche che era preoccupato che la cena fosse in parte finalizzata "a creare una sorta di relazione di patronaggio". E confermerà inoltre di aver scritto un memo sulla conversazione con il presidente e che con lui ebbe ben nove colloqui a due in quattro mesi, di cui tre in persona e sei al telefono (con Obama solo due). Una vera spada di Damocle proprio nel giorno in cui Michael Rogers, capo della National Security Agency, e Dan Coates, direttore della National intelligence, sembravano essere venuti in suo soccorso: pur rifiutandosi di parlare dei colloqui con Trump, entrambi hanno sostenuto davanti alla stessa commissione del Senato di non aver mai ricevuto ordini per fare alcunché di illegittimo, né di essersi mai sentiti sotto pressione. Le anticipazioni della deposizione di Comey (definite "inquietanti" dal senatore repubblicano John McCain) rischiano di oscurare anche la buona mossa per sostituirlo alla guida dell'Fbi, un 'outsider' che sembra riscuotere un consenso generale


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