“Con il Cav nessuna intesa”



ELEZIONI/SALE LA TENSIONE SULLE LISTE, MENTRE RENZI ESCLUDE LE LARGHE INTESE

ROMA. Matteo Renzi esclude “ogni ipotesi” di larghe intese con Silvio Berlusconi. Anche perché che il Cavaliere si divida da Salvini il giorno dopo il voto “è oltre la fantapolitica: è Beautiful”. E’ il messaggio che il segretario del Pd lancia agli esordi della campagna elettorale, per allontanare l’idea di un “dopo” già scritto all’insegna dei “giochi di palazzo”. “Più si vota Pd e meno c’è il rischio di inciuci”, afferma. E per contrapposizione con l’alleanza popolar-populista di Berlusconi e Salvini rivendica di aver fatto chiarezza con “Massimo D’Alema: abbiamo rotto - dice - perché litigavamo ogni giorno, chi vota lui non vota Pd”. Ma è proprio con Liberi e uguali che i Dem in queste ore portano avanti un dialogo serrato, per provare a chiudere un’intesa in Lazio e Lombardia e dare più forza nell’election day alle candidature di Nicola Zingaretti e Giorgio Gori. Nel Lazio la spinta di Pietro Grasso e di Roberto Spe- ranza per Mdp sembra portare nella direzione di un sostegno al candidato uscente, ma in Lombardia un ripensamento sul no a Gori sembra molto più difficile, anche perché gli esponenti locali di LeU sono più restii ad accettare un’intesa. Mdp sarebbe favorevole alla proposta di Grasso di presentare il centrosinistra unito nelle regioni, ma resta la forte opposizione di Sinistra italiana e Possibile, che vorrebbero correre da soli in entrambe. Pippo Civati sostiene poi che il sì a Zingaretti con in contemporanea il no a Gori sarebbe la scelta peggiore. C’è chi ipotizza che in Lombardia alla fine si possa optare per una “desistenza” a sinistra, con un sostegno ‘esterno’ a Gori. Ma il nodo è ancora irrisolto, tanto che l’assemblea regionale di LeU, cui potrebbe partecipare anche Grasso, per il momento è stata rinviata. “Il Pd offre apertura e unità”, è l’appello di Maurizio Martina. “Troveremo una soluzione, per un equilibrio tra la necessità di nostra unità interna e la possibilità di fare un discorso politico con il Pd”, assicura Laura Boldrini. Ma Renzi, che domenica sarà a Milano a un evento a sostegno di Gori, ritiene sbagliato attardarsi in discussioni sulle alleanze: “Spero in una coalizione ampia, ma poi decidono i cittadini con il voto, non i giochi di potere o di palazzo”. Prosegue intanto il lavoro sulle liste per le politiche. E se per LeU tra i nomi che hanno disponibilità in Liguria spunta quello di Sergio Cofferati, per il Pd domani po- trebbe arrivare l’annuncio di disponibilità di Paolo Siani, pediatra napoletano fratello del giornalista ucciso dalla camorra. E Paolo Gentiloni? “Ha fatto molto bene da premier, anche se con uno stile totalmente diverso dal mio. Deciderà lui se candidarsi solo nel proporzionale o solo in un collegio”, taglia corto Renzi. Dal territorio emergono intanto le tensioni, dalla Campania alla Sicilia, per la scelta di “candidati imposti dall’alto”: 21 segretari del nisseno si schieno contro l’ipotesi di candidatura di Daniela Cardinale. Le regole generali delle candidature, incluse le deroghe per chi ha già svolto più mandati, saranno definite in una direzione, probabilmente il 16. E in quella occasione saranno presentate le linee del programma, cui lavora Tommaso Nannicini con ministri come Martina, Delrio, Orlando. Lavoro, Europa e cultura, sono i tre pilastri: 7 miliardi saranno indicati per misure per la famiglia e 1,5 miliardi per il lavoro, dettaglia Renzi, prima di ripartire per Firenze per trascorrere domani il compleanno in famiglia. E punta il dito contro le promesse esorbitanti degli altri partiti: “Noi facciamo proposte credibili e indichiamo i fondi, non i soldi del Monopoli. E non ci sarà bisogno di sforare il 3% per realizzarle”.


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