Con il lockdown la crisi

“MI CHIEDEVO SE INTERESSAVA A QUALCUNO CHE IO CANTASSI”. ESCE IO SÌ (SEEN)



di Claudia Fascia

ROMA. Sei World Music Awards, quattro premi al Festival di Viña del Mar, quattro Lo Nuestro Awards, un OGAE, un Grammy Award, quattro Latin Grammy Awards. Svariati Italian e Wind Music Awards, Festivalbar, Telegatti. E’ anche la prima donna a essersi esibita nello stadio di San Siro, la prima al Circo Massimo. E ora, Laura Pausini, potrebbe aggiungere un altro traguardo importante: una nomination all’Oscar per la Miglior Canzone originale con Io sì (seen), tema del film “The Life Ahead/La Vita Davanti A Sé”, che segna il ritorno davanti alla macchina da presa, dopo 10 anni, di Sophia Loren diretta dal figlio Edoardo Ponti, in sala il 3, 4 e 5 novembre e su Netfix dal 13 novembre. “Non ci voglio neanche pensare che possa succedere. Perché se mi gaso e poi non vinco mi viene un crollone. Intanto festeggio la possibilità di nomination”, dice la cantante che ha voluto realizzare cinque versioni del brano che è stato proposto dai produttori all’Academy (oltre a quella in italiano scritta da Laura con Niccolò Agliardi - l’unica che si ascolterà nel film -, anche in inglese, francese, spagnolo e portoghese), racchiuse in un Ep, in uscita oggi per Atlantic Warner. Lungi da lei, invece, ogni velleità da attrice, come già fatto da altre sue illustri colleghe. “No, no, per carità. Io non so farla. Non sono capace di inventarmi di essere un’altra. Non è che se sei famoso, puoi fare tutto”. Io sì (seen), prima collaborazione di Laura Pausini con Diane Warren che ha scritto la versione originale, (11 nomination agli Oscar, 1 GrammyAward, 1 Emmy Award, 1 Golden Globe) e primo inedito per la cantante dopo “Fatti Sentire”, è stata la chiave di svolta, dopo un periodo di crisi creativa. “Con il lockdown mi sono sentita persa racconta, in collegamento zoom da Roma -. Invece di tirar fuori le mie inquietudini, mi sono chiesta se interessasse a qualcuno che io cantassi ancora”. Poca voglia di mettersi al lavoro su un nuovo album (che potrebbe arrivare a Natale 2021), “continuavo a rimandare il momento in cui iniziare ad ascoltare le oltre 500 canzoni arrivate. Poi è arrivata la proposta di Diane Warren. E ho capito perché finora avevo detto no ad altri progetti cinematografici: aspettavo di emozionarmi così, di riconoscermi in un film che racconta di due persone, di incontri che possono cambiare la vita e possono salvarla. Ed è stato anche il momento giusto per collaborare con Dianne dopo anni che ci conoscevamo”. E il progetto ha visto anche l’incontro con un’altra grande donna e artista. “È un’emozione vedere in scena Sophia (che interpreta una sopravvissuta all’Olocausto che si prende cura dei figli delle prostitute, ndr) e poter apprezzare la sua generosità nell’interpretare una storia intensa, italiana e con un significato socialmente così importante e purtroppo ancora molto attuale. La prima volta che ci siamo incontrate era il 2003 e c’è sempre stata empatia tra noi. E’ materna, protettiva e di lei colpisce sempre il suo essere icona in tutto quello che fa. E’ la rappresentazione della donna italiana nell’immaginario degli stranieri”. Sophia Loren, rivela Laura Pausini, sarà anche nel videoclip del brano. E a proposito di donne, Laura parla della parità di genere senza però invocare le quote rose. “Deve avere chi merita, che sia donna o uomo. E’ vero che ci sono delle disparità, ma mi sembra che a volte si esagera un po’ su questa questione. Ciò che si deve combattere è invece la violenza. Ed è quello che volevamo gridare con il concerto ‘Una, nessuna, centomila’, che è stato rimandato a giugno prossimo. La violenza è inaccettabile e purtroppo il lockdown non ha aiutato a combatterla”. Come non ha aiutato e anzi ha affossato il settore della musica (e della cultura in generale). Di pochi giorni fa è la manifestazione dei bauli in piazza davanti al Duomo a Milano. “Viviamo nell’incertezza e ognuno di noi vuole proporre qualcosa per rimediare. Ci sono 570mila persone tra le maestranze e di certo non siamo noi cantanti a poterli aiutare da soli. Fedez ha proposto un fondo, ma credo sia il Governo a doversene fare carico: con 600 euro a persona ci vorrebbero qualcosa come 350 milioni di euro.All’appello lanciato qualche tempo fa non abbiamo avuto risposto, ma la situazione è complicata. Non siamo noi cantanti ad aver bisogno di aiuto economico, ma i tecnici e solo lo Stato può intervenire per tutelarli”. Perché, sottolinea ancora, l’arte va salvaguardata: “è ciò che ci caratterizza come Paese. L’arte salva: dove ci siamo rifugiati quando eravamo chiusi a casa? Nella musica, nel cinema, nei libri”.

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