Condannati i tre jihadisti


VENEZIA/TREDICI ANNI COMPLESSIVI AI KOSOVARI CHE PREPARAVANO UN ATTACCO


VENEZIA. Il tribunale conferma in primo grado l’esistenza di una “cellula” jihadista nel cuore di Venezia, un gruppo di giovani kosovari che dietro a un “normale” impiego come camerieri in alcuni locali del centro storico celavano il progetto di un attentato clamoroso, addirittura al Ponte di Rialto.

La sentenza di condanna è stata emessa ieri nell’aula bunker di Mestre dal gup Massimo Vicinanza con rito abbreviato, nei confronti di Arjan Babaj 28 anni, considerato la “mente” del gruppo, al quale sono stati inflitti cinque anni di reclusione, e di Dake Haziraj (27) e Fisnik Bekaj (25), condannati a quattro anni.Per tutti e tre al termine della detenzione scatterà l’espulsione.

La pm Francesca Crupi aveva chiesto una pena di 4 anni e otto mesi per tutti.Assieme a loro la “cellula” avrebbe compreso un minorenne, già condannato a quattro anni e otto mesi.

Le indagini di carabinieri e polizia, concluse con un blitz all’alba nel marzo dello scorso anno, aveva bloccato in un appartamento a due passi da Piazza San Marco i quattro. In quei locali studiavano il Corano e la propaganda dell’Isis, progettando un attentato a Rialto “per guadagnarsi il Paradiso”. Haziraj aveva minacciato il suo datore di lavoro e c’era il sospetto che il gruppo potesse avere delle armi.

Nel corso del processo, svoltosi a porte chiuse, i tre hanno sempre sostenuto la loro

innocenza, sostenendo la tesi del fraintendimento nelle traduzioni delle intercettazioni, fornendo anche alcune, definite “più accurate” di quelle dell’accusa.

Tra gli argomenti a discolpa vi è anche un particolare che potrebbe risultare ironico: la ricerca da parte del gruppo di un mitragliatore kalashnikov sarebbe stata giustificata per “andare a caccia”.

Con la sentenza di ieri si mette così un punto fermo a quella che l’ex procuratore reggente di Venezia,Adelchi D’Ippolito, ha definito “una lunga indagine approfondita e meticolosa svolta in ogni possibile direzione e condotta con grande professionalità da carabinieri e polizia”.

Un’altra condanna a cinque anni, sempre per terrorismo internazionale di matrice islamica e istigazione alla jihad armata, è stata emessa oggi dal Gup di Bari nei confronti del 38enne ceceno Eli Bombataliev, arrestato a Foggia nel luglio scorso dalla Dda di Bari. E resta in carcere il 59enne di origini egiziane Abdel Rahman, presidente dell’associazione culturale islamica “Al Dawa” di Foggia, accusato di aver indottrinato al martirio una decina di bambini durante lezioni di religione.


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