Confcommercio/Gap strutturali costano all’Italia 180 mld



Riviste al ribasso le stime del Pil 2019. Il Sud soffre. No all’aumento dell’Iva

CERNOBBIO (Como). I gap strutturali continuano ad essere di freno alla crescita dell'Italia. L'eccesso di burocrazia e di pressione fiscale, il deficit di legalità e delle infrastrutture sono un costo che fa perdere al Paese ogni anno 180 miliardi di Pil. Ed è soprattutto il Mezzogiorno che paga più di altri con il rischio di diventare un malato incurabile. Un dato su tutti: il reddito pro capite in Calabria è meno della metà di quello della Lombardia (17.200 euro contro 37.500 nel 2017). A tirare le somme è la Confcommercio che, nel consueto Forum a Cernobbio, rivede anche al ribasso il prodotto interno lordo e i consumi per il 2019 che crescerebbero solo dello 0,9%. Considerando il rallentamento della prima parte del 2018,con una variazione tendenziale del primo trimestre al di sotto dell'1,4%, e il perdurante impatto negativo dei problemi strutturali la previsione di variazione del Pil per quest'anno - sottolinea l'ufficio studi dell'associazione - si ferma a +1,2% (confermando quanto già previsto ad ottobre scorso), in ulteriore rallentamento a +1,1% l'anno prossimo. Chiari "segnali che la spinta del 2017 si è già affievolita", evidenzia il presidente, Carlo Sangalli che "nel mo- mento di inizio della 18/esima legislatura" invita ad "un supplemento di responsabilità da parte di tutti" ossia "politica, governo, forze sociali" e sottolinea l'esigenza di "una governabilità adeguata alle sfide che abbiamo di fronte" perché "imprese, famiglie, investitori e l'Europa hanno bisogno di risposte tempestive e solide". E, in questo senso, Sangalli chiede al Governo "di evitare i già pro- grammati aumenti delle aliquote Iva". "Se le clausole (di salvaguardia ndr) non venissero disinnescate - avverte -dal primo gennaio 2019 avremmo 12,4 miliardi di euro di imposte aggiuntive". E allora "addio alla ripresa". Ma la strada per la crescita non può non passare anche per la "riduzione delle tasse" che, per il presidente di Confcommercio, resta "l'obiettivo principale" perché "il carico fiscale del nostro Paese" è "tra i più alti d'Europa" ed è "incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa e duratura". Altro nodo è la riduzione della tassazione locale con l'introduzione di un'unica imposta comunale sugli immobili ossia la «local tax» che "includa tutti gli attuali tributi locali e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese". E bisogna inoltre porre un freno anche all'eccesso di burocrazia che pesa su micro e piccole imprese per 33 miliardi di euro l'anno. "Un prezzo che nessuna azienda merita di pagare", sottolinea Sangalli che tra le grandi emergenze per le imprese annovera anche la possibilità di "consentire il riporto delle perdite ad oltre 2 milioni di imprese in regime di cassa e che oggi è permesso solo alle società di capitale".


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