“Confermare le condanne



PROCESSO RUBY BIS/IL PG DI MILANO NON VUOLE SCONTI PER FEDE E MINETTI

MILANO.Emilio Fede,daunlato,col suo ruolo di “selezionatore” delle ragazze da portare ad Arcore, ormai più di otto anni fa, come “merce nuova” per mettere di “buon umore” Silvio Berlusconi, voleva “guadagnarci” in termini economici e di “posizione”. Nicole Minetti, dall’altro lato,si era presa il “compito fondamentale” di occuparsi delle case di via Olgettina in cui vivevano le giovani, “gestendone tutti i costi”per conto dell’ex premier. Così il sostituto pg di Milano Daniela Meliota ha insistito sulla tesi del “sistema prostitutivo” per chiedere la conferma delle condanne per l’ex direttore del Tg4 e per l’ex consigliera lombarda, rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e a 3 anni, nel processo d’appello “bis” sul caso Ruby bis. Il nuovo procedimento con al centro l’accusa di favoreggiamento della prostituzione è scaturito dalla decisione della Cassazione del settembre 2015 di rinviare gli atti ad un altro giudizio d’appello per colmare “lacune motivazionali” della sentenza di secondo grado. E ora le difese, che hanno comunque chiesto l’assoluzione dei due imputati, puntano, in particolare, su una decisione di invio degli atti alla Consulta sulla legge Merlin, come è accaduto nel processo d’appello sulle escort portate, tra il 2008 e il 2009, dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio. Nel sollevare la questione di illegittimità costituzionale i giudici di Bari hanno sottolineato il mutamento dei costumi degli ultimi decenni, ritenendo che la legge Merlin sia stata “concepita in un’epoca storica in cui il fenomeno sociale della prostituzione professionale delle escort non era di certo conosciuto e neppure concepibile”. E hanno messo in luce il “principio della libertà di autodeterminazione sessuale della personaumana”eildirittodelladonna “a disporre della sessualità in termini contrattualistici”. Tesi queste portate avanti in aula anche dall’avvocato Maurizio Paniz, legale di Fede, e da Paolo Righi, uno dei difensori dell’ex igienista dentale e showgirl, il quale ha spiegato che le giovani che partecipavano al “bunga- bunga” di villa San Martino “erano delle ‘aspiranti mantenute’, non delle prostitute, lavoravano già nel mondo dello spettacolo, avevano interesse a conoscere il presidente del Consiglio, anche ad avere una relazione con lui per fare carriera. La legge Merlin - ha aggiunto - deve continuare a sanzionare giustamente la tratta delle schiave ma non casi come questo”. Diversa la linea del pg che ha sostenuto, invece, come il favoreggiamento della prostituzione (contestato a Minetti per sette ragazze, mentre Fede risponde di tentata induzione di tre e di favoreggiamento per altre tre, Ruby compresa) punisca “qualsiasi attività di speculazione sulla prostituzione per i fini più disparati”. L’ex direttore “voleva mantenere la sua posizione-ha detto il pg-ela sua autorevolezza che gli derivava dal rapporto con Berlusconi, anche perché stava perdendo colpi e voleva ancora gloria e guadagni”. E ha ricordato l’episodio del prestito milionario chiesto da Fede e Mora, condannato in via definitiva per il Ruby bis, all’ex premier e del quale il giornalista avrebbe trattenuto una parte. Il 7 maggio parlerà l’avvocato Pasquale Pantano, altro difensore di Minetti, e poi dovrebbe arrivare la decisione della Corte.


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