Confermate le pressioni

IMPEACHMENT/SECONDA SETTIMANA DI UDIENZE PUBBLICHE, GIALLO SUL RUOLO DI PENCE



WASHINGTON. L’indagine di impeachment entra nella sua seconda settimana di udienze pubbliche con le deposizioni di altri otto testimoni, di cui quattro ieri, e nuovi interrogativi sul ruolo del vicepresidente Mike Pence. I primi due hanno confermato le pressioni di Donald Trump e dei suoi luogotenenti perchè il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aprisse un’in- dagine sui Biden, usando come leva il blocco degli aiuti militari Usa e un invito alla White House. Un colpo che arriva mentre la Casa Bianca è costretta a smentire le voci di un malore del presidente dopo una visita inattesa sabato scorso all’ospedale militare Walter Reed, alle porte di Washington. “Nonostante alcune speculazioni, il presidente non ha avuto alcun dolore al petto nè è stato valutato o trattato per alcuna questione urgente o grave. In particolare, non è stato sottoposto ad alcuna valutazione cardiaca o neurologica specializzata”, ha assicurato la portavoce diffondendo un memo in cui Sean Conley, il medico del presidente, definisce la visita un “checkup provvisorio di routine e pianificato” tenuta riservato “per le incertezze del programma”. Di certo però non fanno bene al cuore e ai nervi di Trump le testimonianze che si succedono alla Camera. Ieri hanno deposto due testimoni chiave, un ufficiale e una diplomatica di carriera: il colonnello Alexander Vindman, responsabile per l’Ucraina nel consiglio per la sicurezza nazionale (Nsc) e Jennifer Williams, consigliera del vicepresidente Mike Pence per Europa e Russia. Finora Trump e i repubblicani hanno criticato l’indagine sostenendo che i testimoni non avevano conoscenze di prima

mano. Ma in questo caso entrambi erano presenti alla controversa telefonata del 25 luglio in cui Trump chiese a Zelensky il “favore” di aprire un’inchiesta sui Biden. E tutti e due la trovarono “preoccupante”. “Una telefonata impropria, fuori del senso del dovere”, che “mina- va la sicurezza nazionale Usa e favoriva gli obiettivi strategici russi in Ucraina”, ha confermato Vidman, veterano decorato della guerra in Iraq presentatosi in una uniforme militare carica di medaglie. Le sue dichiarazioni iniziali sono state coraggiose e toccanti, quando ha definito “vili” gli attacchi di Trump ai pubblici servitori che testimoniano e rin- graziato il padre per la “decisione giusta di lasciare l’Urss 40 anni fa per cercare negli Usa una vita migliore per la nostra famiglia”. “Non preoccuparti papà, me la caverò dicendo la verità”, ha dichiarato. “Una telefonata inusuale” perchè “tirava in ballo discussioni su ciò che appariva essere una questione di politica interna”, gli ha fatto eco Williams, la cui testimonianza ha però riacceso l’attenzione sul ruolo di Pence, destinato a subentrare a Trump in caso di destituzione. La sua consigliera ha precisato di aver scritto una nota della controversa telefonata ma di non averne mai parlato col vicepresidente. Poi è stata bloccata dal suo avvocato mentre stava rispondendo sulla telefonata tra Pence e Zelensky del 18 set- tembre: il colloquio è classificato, se ne discuterà a porte chiuse. I repubblicani, dal canto loro, hanno tentato inutilmente di demolire la credibilità dei testi, insinuando che siano ‘Never Trumper’, ‘talpe’ o sleali.

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