Confindustria: devastante, produzione a ilvelli 1978




ROMA. Con un impatto "devastante", l'emergenza Covid-19 "affonda la produzione industriale in marzo (-16,6%) e nel primo trimestre (-5,4%)". Il primo riscontro del centro studi di Confindustria è pesante ma nello scenario che sta vivendo il sistema produttivo del Paese non è sorprendente. Anzi, "le prospettive sono in forte peggioramento". La previsione su marzo vede l'industria italiana tornare "sui livelli di marzo 1978", segna "il più ampio calo mensile da quando sono disponibili le serie storiche di produzione industriale (1960)". E la flessione nel trimestre, colpito solo nella seconda parte, è la maggiore registrata "da undici anni". Con l'emergenza coronavirus, rilevano gli economisti di via dell'Astronomia, un "doppio shock negativo", nella domanda e nell'offerta, ha "realizzato lo scenario peggiore possibile, facendo avvitare l'economia italiana in una recessione che sarà profonda e la cui durata dipenderà dai tempi di uscita dall'emergenza". In una lettera appello pubblicata da Il Sole 24 Ore la riflessione, firmata da 150 accademici italiani, su come affrontare l'uscita dall'emergenza. E' "il contributo più concreto ed essenziale, necessario in questo drammatico momento che stiamo attraversando", dice il presidente di Assolombarda, candidato alla prossima presidenza di Confindustria, Carlo Bonomi: così si "indica con chiarezza la necessità di un metodo da adottare per preservare al meglio la salute e la sicurezza di milioni di cittadini e lavoratori italiani. Un metodo costruito su dati trasparenti, tracciamento dei contagi, indagini demosco- piche su campioni della popolazione, che consentano restrizioni mirate dovunque sia necessario", si crea una "base di sicurezza alla quale ancorare una rapida ripresa delle attività economiche senza cui la sopravvivenza di red- dito e lavoro è a rischio". Dal mondo delle imprese non mancano i segnali di allarme sulla necessità di iniziare a tracciare una via per la ripresa delle attività produttive. Dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, l'appello a gestire questa fase di emergenza ed a preparare "il dopo" con un "momento di grande convergenza nazionale". Mentre dal fronte sindacale il leader della Cgil, Maurizio Landini, ribadisce "la necessità è di assumere il problema della salute, della sicurezza, della protezio- ne dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese come la priorità assoluta". Il presidente degli industriali di Vicenza, Luciano Vescovi, avverte: "Le imprese manifatturiere, quelle che tengono in piedi il Paese, la sanità, la scuola e tutto il resto, non si spengono con un click come pensa qualcuno a Roma: sappiano pure che, purtroppo, vale anche l'inverso, ovvero che nemmeno si riaccendono con un click". Ed è netto l'allarme lanciato "a chi ci governa" da Emanuele Orsini, il leader delle imprese del legno e dell'arredo: "Quanto pensate possiamo resistere? Pensate che alla fine di aprile potremmo essere altrettanto responsabili e corretti verso i nostri fornitori? No, la risposta è no. Non possiamo farcela perché non ci riusciamo". Per guardare al futuro bisogna però partire dal presente. E l'emergenza è quella della liquidità. Sollecitato da Confindustria già da tempo, è questo il tema affrontato dal presidente dei costruttori dell'Ance, Gabriele Buia: "Se vogliamo evitare che migliaia di imprese non riaprano nei prossimi mesi dobbiamo agire subito e immettere liquidità nel sistema. Bene dunque un decreto legge che anticipi risorse attraverso le banche con la garanzia dello Stato". "E' ormai chiaro - aggiunge - che senza un'immediata reazione di tutto il sistema Paese le imprese non saranno in grado di riaprire.

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