Conte, apertura al Copasir

RUSSIAGATE/IL PREMIER SCRIVE A VOLPI: PRONTO A RIFERIRE SUL RUOLO DEGLI 007



di Matteo Guidelli

ROMA. Giuseppe Conte mette nero su bianco la disponibilità a riferire al Copasir sul ruolo avuto dagli 007 italiani nell’ambito della contro inchiesta dell’amministrazione Usa sul Russiagate. Il premier ha scritto una lettera al neo presidente del Comitato Raffaele Volpi congratulandosi per l’elezione e dicendosi pronto “a concordare un incontro per riferire”, in base all’articolo 33 dalla leggechenel2007hariformatoi servizi segreti e che prevede due volte l’anno l’audizione del presidente del Consiglio per una relazione “sull’analisi della situazione e dei pericoli della sicurezza”. La mossa di Conte, da giorni evocata da più parti, punta ad un obiettivo preciso: accelerare quanto più possibile la convocazione davanti al Comitato per mettere fine alla sequenza di voci, notizie e presunte tali che stanno emergendo da quando si è saputo degli incontri a Roma del ministro della Giustizia americano William Barr con gli 007 per avere informazioni su Joseph Mifsud, figura chiave del Russiagate di cui si sono perse le tracce dal 2017. Al momento, però, resta confermata per la prossima settimana la riunione dell’ufficio di presidenza del Copasir, in cui dovranno essere stabilite priorità e calendario dei lavori, e dunque è probabile che il premier dovrà attendere ancora diversi giorni per poter dire la sua. “Conte può andare quando vuole - attacca Matteo Salvini -, la sua parabola la vedo bella che finita. E’ confuso, da 5 giorni dice tutto e il contrario di tutto ma evidentemente c’è qualcosa che non torna”. Apartire dall’’irritualità’con cui è nata l’intera vicenda: sia l’ambasciata italiana a Washington sia quella americana a Roma non avrebbero saputo nulla dei motivi del viaggio di Barr nella capitale. Come nasce dunque l’incontro di Ferragosto tra il ministro della Giustizia statunitense e il direttore del Dis Gennaro Vecchione, autorizzato da Conte? Chi lo ha organizzato, se non sono stati i canali diplomatici e, a quanto se ne sa, neanche quelli d’intelligence? “I vertici dei servizi non hanno mai commesso alcuna anomalia, nessuna scorrettezza. E’ stato fatto tutto in trasparenza, secondo ordinarie e consolidate prassi” ha detto il premier nei giorni scorsi assicurando inoltre di “non aver incontrato alcuna delegazione americana”. Stando a diverse e qualificate fonti d’intelligence, la questione ha dei punti fermi: dopo l’incontro tra Barr e Vecchione di Ferragosto, sul

tavolo di Aisi e Aise è arrivata dal Dis una richiesta d’informazioni relative al professore maltese: chi fosse, se fosse oggetto d’interesse per la nostra intelligence, se fosse sotto la nostra protezione. Domande a cui entrambe le agenzie avrebbero risposto negativamente.

Le stesse risposte sarebbero poi state ripetute al premier in un incontro che si è tenuto il 26 settembre, il giorno prima della riunione tra i vertici degli 007 e i rappresentanti dell’amministrazione Trump. Occasione, questa, in cui è stato ribadito che l’Italia non sapeva dove fosse Mifsud e che in ogni caso sarebbe stato opportuno seguire i canali ufficiali, vale a dire procedere con le richieste tramite rogatoria. Intanto anche l’ex ministro dell’Interno e presidente della Link University Vincenzo Scotti smentisce ogni suo coinvolgimento. “Non sono stato contattato né direttamente né indirettamente da alcuna autorità italiana o americana in merito al Russiagate e a Mifsud” ha detto al Washington Post aggiungendo che l’idea che il professore possa aver agito come una “pericolosa spia” sembra “una fiction”.

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