Conte “chiama” le Camere

STATO DI EMERGENZA/IL PREMIER SPIEGHERÀ PERCHÈ IL GOVERNO VUOLE PROLUNGARLO



di Yasmin Inangiray


ROMA. Sarà il premier Giuseppe Conte la prossima settimana in Parlamento (martedì in Senato e mercoledi alla Camera) a spiegare perchè il governo ha intenzione di prolungare fino al 31 ottobre lo stato di emergenza legato al Coronavirus. Una decisione attesa già ieri in Cdm che verrà però formalizzata solo dopo il passaggio del capo del governo nelle aule parlamentari. Ma se nella maggioranza non sembrano esserci dubbi circa la necessità di proseguire con le misure in scadenza a fine luglio, l’opposizione non si mostra della stessa opinione e, seppur con sfumature diverse, alza le barricate. Sul piede di guerra è il leader della Lega Matteo Salvini pronto, semmai, “a chiudere il governo e la maggioranza. Ci restino loro chiusi in Aula, gli italiani - scandisce - hanno bisogno di libertà”. L’ex ministro non usa mezzi termini e bolla come “nemico dell’Italia” chi ha intenzione di voler prolungare lo stato d’emergenza. Non solo: il segretario leghista ha una sua personale teoria che lega l’arrivo dei migranti alla volontà di proseguire con le misure restrittive: “Il governo importa infetti - dice nel corso di una conferenza stampa alla Camera - forse per una strategia per continuare con lo stato d’emergenza”. Scettico anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana. La proroga al 31 ottobre, osserva “in questo momento non è molto giustificata. Mi sembra una questione ormai superata”. I toni sono diversi ma di fatto anche Forza Italia nutre dei dubbi. Per la presidente dei senatori azzurri Anna Maria Bernini si tratta infatti di una “scelta forzata. Se l’intenzione è quella di imporre al Paese lo stato d’emergenza fino a quando i focolai saranno azzerati, allora il governo ha il dovere di bloccare subito il flusso dei migranti che sta provocando nuovi, continui focolai danneggiando regioni che erano da settimane Covid free”. Per ragioni opposte anche il governatore della Campania Vicenzo De Luca bacchetta palazzo Chigi chiedendo all’esecutivo di non perdere tempo: “Siamo già in ritardo - avvisa - se il clima del Paese rimane quello che abbiamo oggi, di totale rilassamento e deresponsabilizzazione noi non arriviamo neanche a settembre”. A chiarire quali siano le reali intenzioni del governo ci prova il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri: “Prolungare lo stato di emergenza non significa lockdown, non significa nulla di drammatico”, premette l’esponente pentastellato che aggiunge: “Non cambia nulla rispetto a quello che stiamo facendo oggi, cioè una ripresa della normalità quasi totale”. Ma in attesa di capire se all’orizzonte ci saranno nuove misure restrittive, su quelle ‘vecchie’ si alza invece il velo della segretezza: il Tar del Lazio ha infatti accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Einaudi contro il diniego da parte del governo a fornire i verbali del Comitato Tecnico Scientifico alla base di tutti i Dpcm emanati nel corso dell’emergenza coronavirus. Grazie a questa sentenza, spiegano i giuristi che hanno vinto il ricorso, gli italiani potranno “conoscere le vere motivazioni per le quali, durante l’epidemia sono stati costretti in casa, anche in quelle regioni o in quei territori dove non si sono registrati casi di infezione”. E ciò potrebbe valere anche per il futuro.

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