Conte chiede nomi “credibili”

GOVERNO/IL PREMIER PRESSA M5S-PD, MA RESTA IL NODO DEL VICEPREMIER

di Michele Esposito


ROMA. Nella partita tra Pd e M5S è il giorno dell’ufficiale ingresso in campo di Giuseppe Conte. Il premier incaricato, sin dalle consultazioni, fa capire subito che nel governo giallo-rosso ha tutta l’intenzione di giocare da protagonista, proponendo, secondo fonti parlamentari, a Pd e M5S di inoltrargli una rosa di nomi “credibili” per i ministri chiave nei confronti della quale Conte farà poi le sue scelte, confrontandosi alla fine con il presidente Mattarella che su quei nomi deve metterci la firma. Con un nodo che resta irrisolto e che sta condizionando anche la composizione del programma comune: quello di Luigi Di Maio come vicepremier. Ruolo che, per il capo politico, è funzionale anche a rafforzare la sua leader- ship. Da qui l’estremo tatticismo di una partita che oscilla tra semi-ultimatum, incontri annullati, e successive ricuciture. L’incontro della mattina del premier con il Pd, in termini diplomatici, si definirebbe interlocutorio. Mentre la nota di Palazzo Chigi, dopo il vertice tra le delegazioni, serve a blindare un percorso indebolito dallo scontro tra Di Maio e il Pd. Il capo politico, infatti, sceglie di alzare la posta. E c’è una frase che Di Maio sottolinea subito: Con- te è un premier “super partes”. E’ questo il concetto che, nella strategia del M5S, fa da viatico al mantenimento di due vice-premier. “Mica Conte è iscritto al Movimento?”, è, non a caso, l’osservazione che ribadiscono, in queste ore, i pentastellati. Ma i Dem restano sulla sponda opposta: Conte, per il Nazareno, è espressione del Movimento. Il premier da parte sua sembra volersi conquistare spazi di autonomia decisionale. Spetterà comunque proprio a Conte trovare una soluzione. Con una possibilità che si fa via via più concreta: che alla fine non ci siano vice e che il premier scelga un suo uomo di fiducia-non del Pd- come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Soluzione, quest’ultima, che secondo alcune fonti parlamentari potrebbe non essere osteggiata dal Quirinale, rispetto alla riproposizione dello schema giallo-verde dei due vicepremier. Del re- sto c’è un asse “istituzionale” che potrebbe far sentire il suo peso sulla squadra di governo, con particolare attenzione a Eco- nomia, Interno, Esteri. Caselle dove cresce la possibilità di ministri tecnici. Giovanni Tria non ha perso tutte le sue chance di restare ministro. Ma per il Mef si fanno anche i nomi di Lucrezia Reichlin, Marco Buti (direttore generale per gli Affari economici della commossione Ue), Dario Scannapieco. Senza dimenticare Daniele Franco, Salvatore Rossi e Carlo Cottarelli, l’uomo prescelto dal Colle come premier se fosse naufragato l’accordo tra M5S e Lega.

Al Viminale va in qualche modo “accontentata” la voglia del Pd di cancellare l’era Salvini. Ma ciò non vuol dire che il ministro sia politico. Si pensa, più che altro, a un profilo alla Franco Gabrielli e il nome che circola è quello di Alessandro Pansa. Un tecnico potrebbe finire anche agli Esteri, che vedono scendere le quotazioni di Paolo Gentiloni. Nel Pd tra i ministri in pole restano Paola De Micheli e Dario Franceschini (tentato dalla Farnesina) oltre a quello di Andrea Orlando (in corsa per essere vicepremier, come Franceschini). Outsider potrebbe essere Vincendo Amendola che ha già maturato una certa esperienza agli Esteri come sottosegretario. Tra i renziani Ettore Rosato correrebbe per la Difesa e in pole ci sono anche Lorenzo Guerini e Tommaso Nannicini. Tra le donne spuntano i nomi di Debora Serracchiani (Mit o Pari Opportunità), Lia Quartapelle e Marina Sereni. Teresa Bellanova è in quota per il ministero del Lavoro mentre per il dicastero per il Sud si fa il nome di Francesco Boccia. E nella squadra c’è da tener conto di Leu, quasi decisivo al Senato. Tra oggi e domani il premier sarà chiamato a stringere. E, anche nel M5S, si accelera. Stefano Patua- nelli dovrebbe entrare nel governo (Mit) così come Francesco D’Uva. Laura Castelli potrebbe ricevere un upgrade. Tra i nomi che circolano anche quelli di Nicola Morra e Lorenzo Fioramonti mentre Di Maio punta a confermare Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. E il leader M5S? Oscilla tra il vicepremierato e un ministero “pesante” oltre che a mostrare, a base e eletti, che il M5S non si piegherà al Pd, né sui temi - dove i nodi sul decreto sicurezza sono comunque superabili - né sulla squadra. E mettendo così sul tavolo la sua leadership di fronte a un premier via via più ingombrante.

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