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Conte, pronti altri 25 miliardi

Ue ferma. Il premier: “Garantire liquidità necessaria alle imprese”


di Michele Esposito



ROMA. La voce grossa in Europa, l'apertura ad un tavolo con le opposizioni in Italia. Il doppio binario sul quale si muove il premier Giuseppe Conte prende corpo, con un obiettivo: un piano "choc" per evitare che l'economia italiana anneghi nell'emergenza coronavirus. È una partita in salita, per il capo del governo, che deve guardarsi alle spalle non solo dai "falchi" del Nord Europa ma anche da chi, tra le forze politiche, in Italia guarda all'orizzonte di un governissimo, traguardo che buona parte del centrodestra non sembra escludere. Ed è per questo che, nel dialogo con le opposizioni sul dl aprile, il premier sarà costretto ad un delicato equilibrio per evitare che la cabina di regia diventi l'anticamera di un esecutivo di unità nazionale. Il premier arriva all'informativa del Senato sulla scia dell'intervento di Mario Draghi sul Financial Times. L'uomo quasi invocato dall'opposizione, a cominciare da Matteo Salvini, invita i Paesi membri a fare più debito pubblico per immettere liquidità. "Siamo in sintonia, è una crisi simmetrica contro la quale serve un'azione straordinaria", spiega il premier lasciando il Senato. Parole che sembrano non preludere certo ad un suo passo indietro a favore di un governissimo. Ma sulla ricetta proposta dall'ex governatore della Bce il premier è sostanzialmente d'accordo. "Occorre mettere a disposizione ingenti garanzie pubbliche per consentire al sistema finanziario di erogare alle imprese tutta la liquidità necessaria", gli fa eco il titolare del Mef Roberto Gualtieri. E quando ai capi di Stato e di governo europei Conte scandisce il suo "no" alla bozza delle conclusioni, il premier ha in mente una ipotesi di piano B: senza strumenti finanziari innovativi, come i Convid-bond, l'Italia farà da sola. Aumentando deficit e debito pubblico ma immettendo ben più dei 25 miliardi del decreto marzo a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori. Del resto, per cercare di rompere il fronte dei "falchi" (Germania inclusa), Conte non apre certo sull'uso del Mes e, sui cosiddetti European Recovery Bond, ma precisa un fattore non marginale: i bond andranno a coprire il nuovo debito accumulato a causa dell'emergenza coronavirus e non il debito pubblico pregresso. Di certo, il premier ha fretta. Vuole che il decreto "aprile" sia pronto in tempo per l'approvazione del nuovo Def. È un decreto che si preannuncio corposo, con una parte più "emergenziale" e una che guarda più al rilancio di investimenti e sistema-Paese. "Saranno almeno 25 miliardi ma lavoriamo per un potenziamento delle risorse", spiega Conte ai senatori. Mentre su Fb, poco dopo, assicura: "non garantisco miracoli ma ce la metteremo tutta". A Palazzo Madama l'aria è elettrica. Matteo Renzi plaude alla presenza di Conte ma evoca una commissione parlamentare d'inchiesta, dopo l'estate, che accerti gli errori compiuti nell'emergenza. E la cabina di regia con le opposizioni - oggi, alle 10, il primo appuntamento tra i capigruppo e i ministri Federico D'Incà e Roberto Gualtieri - parte sulla scia delle tensioni. "Noi andiamo a tavoli, tavolini, cabine e se- dute spiritiche ma basta chiacchiere", sottolinea Matteo Salvini mentre Giorgia Meloni vuole una "unità di crisi" su ogni scelta. Antonio Tajani rilancia propo- nendo un tavolo tra Conte e i tre leader del centrodestra. Disponibile, ma con freddezza il M5S. Mentre nel Pd, sulla cabina di regia, è in corso una dialettica vivace. C'è un'ala, riconducibile ad esempio al senatore Andrea Marcucci, che apre al'idea di una vera e propria unità di crisi con l'obiettivo di scrivere assieme - maggioranza e opposizione - il futuro decreto. Ma, nei Dem, c'è anche chi frena, a partire dall'ala riconducibile ad Andrea Orlando.

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