Corsa a quattro per la Fed



IL MANDATO DI JANET YELLEN SCADE IL 3 FEBBRAIO E TRUMP VUOLE UN CAMBIO

NEW YORK. Quattro finalisti si contendono il posto di presidente della Fed. La short list dei candidati raccomandati per il dopo-Yellen è sul tavolo del presidente Donald Trump, che si appresta a ridisegnare quasi interamente la banca centrale: oltre alla presidenza, Trump ha anche altre tre nomine da effettuare, incluso il vice presidente. La schiarita in vista sulla Fed e le rassicurazioni del segretario di Stato Rex Tillerson sul fatto che non intende dimettersi spingono Wall Street, che chiude positiva e aggiorna i propri record. Il mandato di Janet Yellen scade il 3 febbraio, e il tempo inizia a stringere per la nomina del successore, che deve essere approvata in Congresso, e non è detto che la strada sia in discesa. In corsa per la presidenza ci sono l’attuale numero uno della Fed Janet Yellen, l’ex governatore della banca centrale Kevin Warsh, il consigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn e l’attuale governatore della Fed Jerome Powell. Yellen è la candidata che probabilmente incontrerebbe meno problemi nel processo di conferma in Senato, già superato senza problemi quando è stata nominata da Barack Obama. Ma Yellen è paradossalmente anche la candidata con meno chance: anche se il suo nome è nella short list, il presidente della Fed non gode di particolare popolarità nel ristretto circolo di collaboratori del presidente, nessuno dei quali sembra pronto a spendersi e spingere per un suo secondo mandato. Le indiscrezioni sul suo futuro non sembrano scuotere il presidente della Fed. Intervenendo a un incontro sulle banche più piccole, Yellen evita di parlare si politica monetaria e di prospettive economiche, limitandosi a ribadire l’impegno della Fed a migliorare le norme per le banche in modo che le piccole non vengano penalizzate. Un’eventuale nomina del “falco” Warsh avrebbe la strada in salita: l’ex governatore non piace né alla sinistra né alla destra, pronte a dargli battaglia. Dopo essere stato governatore della Fed dal 2006 al 2011, Warsh si è spostato nel settore privato andando a lavorare nell’hedge fund del miliardario Stanley Druckemiller. Dalla sua uscita dalla banca centrale non ha mai perso un’occasione per “rimproverare” la Fed. Fra le critiche che gli vengono mosse c’è il fatto che non ha un Ph.D. in Economia, requisito essenziale secondo molti per un presidente della Fed, anche se alcuni degli storici presidenti della banca centrale, come Paul Volcker, non lo avevano. Problemi in una sua ipotetica conferma in Congresso potrebbe incontrarli anche Cohn, ex presidente di Goldman Sachs, che Wall Street vedrebbe di buon occhio alla guida della banca centrale. Cohn è considerato da molti osservatori non politici fra i migliori candidati per la sua conoscenza del mercato in un momento come quello attuale in cui la Fed di appresta ad avviare il processo di normalizzazione del bilancio. “Yellen merita un secondo mandato. Riconfermarla sarebbe la soluzione migliore”, afferma il Financial Times, convinto che gli Stati Uniti abbiano ancora bisogno di una politica monetaria accomodante e soprattutto di regole

rigide sulla finanza. ‘’Seguire l’istinto nel nominare il presidente della Fed sarebbe un errore. C’è una lunga tradizione di scelte bipartisan per la nomina o la riconferma.Alan Greenspan e Ben Bernanke, tutti e due repubblicani, sono stati confermati da presidenti democratici. Il democratico Paul Volcker è stato riconfermato da un presidente repubblicano”, aggiunge il Financial Times. C’è bisogno di un “outsider riformatore” mette invece in evidenza il Wall Street Journal, precisando che Yellen e Powell rappresentano la politica monetaria criticata da Trump durante la campagna elettorale: nominarli “sarebbe come aver promesso in campagna di scegliere qualcuno simile al conservatore Antonin Scalia alla Corte Suprema per poi nominare una versione più giovane’’della liberal Ruth Bader Ginsburg.


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