Cosa Nostra: dentro in 46



NEW YORK. L’Fbi infligge un duro colpo a Cosa Nostra, con una retata che porta all’arresto di 46 persone affiliate alle famiglie Genovese, Gambino, Lucchese e Bonanno. Arrestato per droga anche John Gotti, il 23enne nipote del boss della famiglia Gambino: gli investigatori hanno trovato in casa sua centinaia di pasticche (850 Oxycodone e Xanax, ma anche taccuini in bianco per la prescrizione di ricette) e più di 240.000 dollari in contanti. In prigione è finita anche la fidanzata, Eleanor Gabrielli, 27 anni, che era con lui nella casa di Howard Beach.

La maxi operazione che ha portato alle decine di arresti interessa l’intera costa orientale degli Stati Uniti, dalla Florida a New York, dove le famiglie di Cosa Nostra hanno operato sotto la guida di Joey Merlino, del proprietario di ristoranti Pasquale “Patsy” Parrello della famiglia Genovese e di Eugene “Rooster” Onofrio.

I 46 arrestati in cinque Stati sono sospettati di far parte della East Coast LCN Enterprise, definita dalle autorità americane un’”organizzazione criminale”. Gli Stati coinvolti nell’operazione sono New York, New Jersey, Florida, Massachusetts e Connecticut, e città come New York, Newark, Boston, Miami e New Haven. L’operazione è scatta- ta dopo indagini che sono durate anni.

Le accuse mosse nei loro confronti includono una serie di reati commessi almeno dal 2011: scommesse clandestine, frodi alle assicurazioni, traffico d’armi, estorsione e assalto. Nella documentazione depositata in tribunale le autorità citano alcuni di intimidazione e minacce contro chi doveva soldi alle famiglie o tentava di scavalcarle. In un’occasione un senza tetto è stato attaccato e derubato perchè disturbava i clienti del ristorante di Pasquale Parrello, accusato di aver ordinato ai suoi uomini di “spezzargli le gambe”. Parrello è accusato insieme a Israel Torres di aver cospirato per vendicare Anthony Vazzano, accoltellato al collo. Mark Maiuzzo è invece accusato di aver dato fuoco a un’auto parcheggiata fuori a un club per scommesse, con l’ordine ricevuto da Anthony Zinzi che puntava a intimidire il club in diretta concorrenza con le scommesse illegali gestita da Cosa Nostra. Fra le ac- cuse anche frode alle assicurazioni mediche. Ai medici venivano fatte prescrivere “eccessive e non necessarie ricette”, i conti venivano poi inviati alle assicurazioni degli arrestati per ricevere i rimborsi, che si andavano a sommare alle tangenti.

Alcuni degli affiliati citati nell’atto di accusa hanno soprannomi significativi, spiega il New York Post, come Nicholas “Nicky la Parrucca” Vuolo, Anthony “Tnoy lo storpio” Cassetta e John “rimorchiatore” Togino. Rischiano una pena fino a 20 anni di carcere.

Diego Rodriguez, dell’Fbi, ha detto che i crimini mafiosi sembrano un vecchio racconto ma “non sono affatto finzione”. William J. Bratton, il commissario di polizia di New York in uscita, ha definito le accuse contro i 46 mafiosi come un “colpo significativo a Cosa Nostra, che il dipartimento di polizia di New York vuole fare fallire”.

Due imputati - Conrad Ianniello e Pa- squale Maiorino, detto “Patty Boy” - erano già detenuti al momento della retata. Così lo era anche John Lembo. Altri sei - Joseph Merlino, Pasquale Capolongo, Frank Trapani (“Harpo”) e Carmine Gallo, Craig Bagon e Bradley Sirkin - sono stati arrestati in Florida. Altri due - Francesco Depergola detto Frank e Ralph Santaniello - sono stati ammanettati in Massachusetts.

In due si sono costituiti, Nicholas Devito e Anthony Cirillo, e un terzo - Harold Thomas detto Harry - dovrebbe farlo nei prossimi giorni. In tre restano a piede libero: sono Anthony Camisa, detto Anthony il bambino, Laurence Keith Allen e Wayne Kreisberg.

Le prove comprendono migliaia di ore di registrazioni consensuali con un testimone che ha scelto di collaborare e un agente dell’Fbi che ha lavorato sotto copertura. Il testimone ha lavorato per Pasquale Parrello detto Patsy, presumibilmente un capo della famiglia Genovese e responsabile della gestione del personale di un ristorante nel Bronx, chiamato Pasquale’s Rigoletto. Si trova su Arthur Avenue, il cuore di quella che oggi è la “vera” Little Italy di New York.


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