Crescita deicontagistabile

MA È ANCORA ALTO IL NUMERO DEI MORTI: 653. I NUOVI CASI SONO 36.176




di Silvana Logozzo

ROMA. La crescita dei contagi di Sars-CoV2 si è stabilizzata. Gli esperti dicono che i nu meri restano alti, ma indicano che siamo già di un minimo al di sotto dell’incremento lineare. E se i dati continueranno ad andare in questa direzione e le misure verranno mantenute - dicono - a breve si potrebbe raggiungere il plateau. Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati registrati 36.176 casi di Covid, circa duemila in più rispetto a ieri, che portano così il totale a 1.308.528. Resta invece alto il numero delle vittime: 653 in un giorno, per un totale dall’inizio dell’epidemia di 47.870. Mercoledì erano state 753. A livello regionale è ancora la Lombardia a far segnare il maggior incremento nei contagi con 7.453 nuovi casi; seguono il Piemonte (5.349), il Veneto (+3.753), la Campania (+3.334), il Lazio (+2.697), e l’Emilia Romagna (+2.160). Con 165 nuovi decessi, la Lombardia supera i 20 mila da inizio pandemia, per un totale di 20.015 vittime. Resta invece stabile il trend sull’incidenza dei positivi rispetto al numero di tponi effettuati nelle ultime 24 ore, che si attesta al 14,4% mentre mercoledì era del 14,6%. I tamponi effettuati nell’ultimo giorno sono stati 250.186, ossia circa 15 mila in più rispetto all’altro ieri. Mentre risultano in frenata i ricoveri nelle terapie intensive: nelle ultime 24 ore sono 42 i nuovi pazienti, per un totale nelle rianimazioni che è arrivato a 3.712. In calo anche i ricoveri nei reparti ordinari: 106 in un giorno, per un totale di 33.610. La decelerazione dei ricoveri fa ben sperare, ma gli scienziati sottolineano che nei prossimi giorni comunque il numero dei morti continuerà a restare alto. “Con le restrizioni, come prima cosa si riduce l’indice Rt, il numero medio di infezioni generate da un individuo infetto, poi si abbassano il numero dei contagiati e gli accessi in ospedale e nelle terapie intensive. Per ultimo diminuiscono i decessi, perchè ci vuole del tempo tra il momento in cui si contrae l’infezione e lo sviluppo effettivo della malattia. E questo spiega perchè anche se la curva del contagio frena, il numero dei morti resta alto”, chiarisce Giovanni Corrao, professore di Statistica medica all’Università di Milano Bicocca. E sottolinea: “Se le cose vanno avanti così, mantenendo il rigore, sono destinati a ridursi sia i ricoveri che i decessi”. Corrao aggiunge poi che esiste “un ritardo informativo nel monitoraggio dell’andamento epidemico proprio per il tempo che intecorre tra il contagio e il tempo necessario perchè l’infezione diventi malattia”. Il numero dei morti spaventa, la popolazione vorrebbe capire a che punto è arrivata la pandemia, quanto le restrizioni imposte dai decreti stiano avendo un effetto. Maurizio Sanguinetti, professore ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica di Roma spiega: “Siamo in mezzo al guado, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno diciamo che con i contagi che sembrano abbassarsi, si è fermato l’aumento esponenziale. Ma i contagi comunque continuano. Siamo poco al di sotto della crescita lineare, se continua così in pochi giorni arriviamo al plateau”. E avverte: “E fondamentale mantenere le restrizioni, e che le persone continuino a rispettare le regole, altrimenti non se ne esce. Bisogna assolutamente instillare nella gente il concetto che il risultato dipende da noi. In modo ragionevole, le restrizioni devono essere mantenute perchè è il nostro comportamento che può estinguere il virus”. La Fondazione Gimbe dal canto suo, elaborando i dati dall’11 al 17 novembre, concorda sul fatto che al momento resta esponenziale l’incremento dei decessi, che aumenta del 41,7%: sono stati infatti 4.134 rispetto a 2.918 della settimana precedente. E rimarca come “tale incremento sia destinato ad aumentare nelle prossime settimane”. Nel conteggio di chi ha perso la vita per il Covid anche gli operatori sanitari: ieri la Federazione degli Ordini dei medici ha reso noto che hanno superato quota 200 i camici bianchi deceduti durante l’epidemia, 22 nella seconda ondata, a partire dal primo ottobre.

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