Dal Biathlon la 1a medaglia



OLIMPIADI/DOMINICH WINDISCH CONQUISTA IL BRONZO NELLA 10 KM SPRINT

PYEONGCHANG (Corea del Sud). Era il colpo che aspettava di sparare da una vita, per uscire dall’ombra, per non essere più uno dei quattro. Per non essere quel ragazzino che veniva convocato all’ultimo minuto per rimpiazzarne un altro. Dominik Windisch si è preso ribalta e riflettori stavolta da non dividere con nessuno: a 28 anni il ragazzone del biathlon dallo sguardo dolce e i modi gentili conquista un bronzo olimpico nella gara più breve di questo sport in cui si corre e si spara. La prima per l’Italia ai Giochi di PyeongChang. Ed è quella più inattesa, perché l’azzurro classe ’89, nato a Brunico e arruolato nell’Esercito, non era spinto dai favori del pronostico: ci ha pensato il vento gelido che continua a soffiare forte da queste parti, lo stesso che porta nella radice del suo cognome, a spingerlo all’Alpensia center così forte da farlo uscire dal mucchio e salire in solitario sul podio. “Questo bronzo mi ripaga di tantissime sconfitte - dice l’azzurro, da bambino con le gambe troppo magre per sperare di diventare un campione come suo fratello Markus, ex biathleta di livello -. Ho cominciato a praticare questo sport che non avevo 10 anni di età. In tutta la vita ho avuto più sconfitte che vittorie”. Da piccolo Windisch marinava la scuola per andare a vedere le gare e i suoi idoli non erano calciatori o rockstar ma biathleti che sono diventati i suoi allenatori. Tanta strada ha fatto Windisch, a Sochi quattro anni fa era arrivato bronzo in staffetta, ma il podio individuale lo ripaga delle delusioni vissute. Non era certo nella rosa dei favoriti, ma ha tenuto duro fino alla fine: al primo poligono in posizione a terra è andato alla grande e poi in tre km è riuscito a scalare posizioni, da decimo a terzo. Nel turno di tiro in piedi un errore lo ha fatto scendere di una posizione. Poi ha tirato fuori lo sprint del campione lasciando i piedi del podio a un altro, all’austriaco Julian Eberhard beffato per sette decimi. L’oro se lo è preso il tedescoArnd Peiffer, davanti al ceco Michal Krcmar. “Pensavo di aver perso tutto, mi sono spaventato: poi ho cercato di dare il meglio, di stare tranquillo e concentrato. È andata bene. È una vittoria di squadra, di tutti quelli che hanno lavorato con me in questi anno, anche quando le vittorie non venivano. Di sconfitte invece tantissime, per questo devo godermi questo momento speciale e restare concentrato per le prossime gare. Sarà difficile dormire con tutte queste emozioni, ma che bello”. Cresciuto ad Anterselva dove il biathlon è lo sport, Dominik nella sua valle è andato avanti a pane, neve e legna: appassionato di musica rock, quando non scia e spara trasforma i suoi pensieri in disegno. È la sua coperta di Linus, usare la matita lo rilassa. Come le sue montagne, si diverte a spaccare la legna, danella staffetta mista bambino girava con gli sci nel giardino di casa e si allenava con un fucile di legno inciso da suo nonno, Dominik. Il biathlon lo aveva nel destino, qualche volta si è divertito a partecipare a sfilate di moda. E ora questo bronzo olimpico di sofferenza e riscatto. “Quelli che mollano non vinceranno mai, i vincitori non mollano mai”. Il suo motto. Quel colpo è arrivato e Dominik può prendersi i riflettori.


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