• Redazione

Dall’Europa fumata nera

In Italia nel frattempo è corsa per sostenere i lavoratori





di Domenico Conte e Silvia Gasparetto

ROMA. L’epidemia da Coronavirus non si trasformerà in “macelleria sociale” perché il governo è impegnato “h24” ed è pronto a chiedere al Parlamento l’autorizzazione a nuovo deficit per far fronte alla crisi con il nuovo decreto aprile. Ma dall’Europa, dopo il via libera al superamento del Patto di Stabilità, arriva una fumata nera. L’Eurogruppo, che avrebbe dovuto preparare la strada al vertice di Giovedì, approfondendo il confronto sul possibile uso di Coronabond e anche delle risorse del fondo Salva-Stati, il Mes, si chiude senza un documento comune. Con un nulla di fatto e una strada che appare in salita per attivare altri interventi. In Italia nel frattempo si corre per fare arrivare il prima possibile a “tutti i lavoratori” gli aiuti del decreto Cura Italia, dalla cassa integrazione agli indennizzi per gli autonomi. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri difende, davanti al Parlamento, la strategia in due tempi messa in campo per attutire l’impatto economico del virus, che rischia di far andare in rosso il Pil “di qualche punto” nel 2020. E non nasconde di puntare più sullo scudo della Bce che sul Mes per poter mettere in campo tutte le risorse necessarie. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco del resto rassicura: “La crisi è inedita ma sarà transitoria”, dice. E la Bce dopo un problema di comunicazione iniziale, “è presente, i redditi saranno tutelati”. Mentre il G7 promette un ‘whatever it takes’ e Trump mette sul piatto 2.000 miliardi, la richiesta italiana di una potente risposta europea, attraverso i ‘coronabond’ o l’uso innovativo del fondo Mes, resta infatti appesa a un negoziato in salita con i partner Ue. Solo unita, è il monito che arriva intanto dalla Banca d’Italia, l’Europa può uscire dalla crisi altrimenti c’è il rischio che ne rimanga vittima. Da alcuni esponenti della Bce fino ad economisti tedeschi vicini ad Angela Merkel, ha trovato qualche sponda l’ipotesi dei coronabond, l’occasione data dal virus per rilanciare la solidarietà europea, magari emessi dal Meccanismo europeo di stabilità. Fra le ipotesi negoziate in queste ore in una conference call dei ministri delle Finanze dell’area euro c’è quella di “usare l’emissione di eurobond da parte del Mes, senza alcuna condizionalità”. Ma poi è lo stesso Gualtieri, Appello del senza fare pronostici su come andrà a finire all’Eurogruppo e al Consiglio Ue di giovedì, a spiegare che la risposta “fortunatamente si appoggia sulla centralità della Bce” e sull’impegno “importante” di Francoforte a espandere ulteriormente gli acquisti di debito. Pesa come un macigno la chiusura dell’Olanda, pronta ad assicurare “una forma appropriata di condizionalità”. A Berlino, i ministri Altmayer (Economia) e Scholz (Finanze) hanno mostrato freddezza. E a Roma, Gualtieri deve fare i conti con una opposizione che ha fatto del no all’uso del Mes - anche con condizioni più blande, come l’uso dei fondi stretta- mente legato all’emergenza - un totem di difesa degli interessi nazionali. Con un debito diretto verso il 150% del Pil e oltre, visti il Cura Italia da 25 miliardi e il nuovo deficit del dl in arrivo in aprile, l’Italia insomma potrebbe dover fare conto sugli acquisti della Bce per attutire l’effetto-spread. Che però lasceranno inalterato il rapporto debito/Pil, un nodo che si affronterebbe solo mutualizzando il debito. Del resto la situazione richiede “risposte inedite e forti”, ha ribadito il ministro, chiedendo anche alle opposizioni una mano a “reperire le risorse”, evitando polemiche. Gli italiani una risposta solidale l’hanno già data, visto che alla scadenza delle tasse del 20 marzo in molti hanno pagato, lasciando un ‘buco’ nelle entrate di soli 2,5 miliardi contro i 7,8 stimati. Un dato che ora va analizzato anche per tarare meglio gli interventi del prossimo decreto: intanto già dalla prossima settimana gli autonomi potranno chiedere l’indennizzo da 600 euro mentre i cassintegrati riceveranno l’assegno dall’Inps entro massimo 30 giorni dalla domanda. Poi sarà da decidere dove investire le nuove risorse, che, secondo molti, potrebbero superare quelle stanziate per il Cura Italia. Ci sarà da rifinanziare la Cig, visto il maggior numero di fabbriche che chiuderanno i battenti per la nuova stretta decisa nel weekend. Poi ci saranno da valutare i ristori diretti per i danni subiti (si pensa a chi ha avuto cali del fatturato per almeno il 25%) e anche da dare una mano ai Comuni che a loro volta subiranno cali delle entrate per le difficoltà di imprese e famiglie a pagare. E per chi non è riuscito a saldare in tempo conti con il fisco, Gualtieri spiega che si sta valutando l’ipotesi di togliere le sanzioni, se il ritardo è legato all’emergenza.

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