Dazi e tassi, alta tensione Usa-Cina


TRUMP ROMPE IL DIALOGO ECONOMICO CON PECHINO ALLA VIGILIA DEL G20


NEW YORK. La tensione fra Sta- ti Uniti e Cina sale alla vigilia del G20 con l'amministrazione Trump che punta il dito contro Pechino per aver accantonato gli sforzi sulla liberalizzazione del mercato.

L'accusa è lanciata dal sotto- segretario al Tesoro americano per gli affari internazionali, David Malpass, che si spinge fino a di- chiarare finito il programma di dia- logo economico fra i due Paesi, per poi però correggere il tiro. "Mi sono espresso male" dice Mal- pass, senza chiarire però il futuro del programma introdotto dall'am- ministrazione George W. Bush ed in fase di stallo completo sotto la Casa Bianca di Trump.

Una retromarcia che crea con- fusione e piomba sulla riunione dei ministri delle Finanze e dei go- vernatori delle Banche centrali, già caratterizzata dal confronto di dazi varati dagli States sull'accia- io e l'alluminio che scatteranno il 23 marzo. Il tutto si aggiunge alla settimana calda che attende le Borse, fra il previsto aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, la scelta del go- vernatore della Banca centrale ci- nese e la Bank of England che potrebbe spianare la strada ad un

aumento del costo del denaro. La Casa Bianca è "delusa" dal crescente ruolo del governo cine- se nell'economia, afferma Mal- pass, secondo il quale è motivo

di "preoccupazione per il mondo" anche il mandato senza limiti del presidente Xi Jinping. Affermazio- ni che arrivano mentre la Cina si prepara a nominare il nuovo go- vernatore della Banca centrale: si tratta - secondo indiscrezioni - di Yi Gang, economista che ha stu- diato negli Stati Uniti.

Se approvato dal Congresso Nazionale del Popolo, Yi assume- rà l'incarico ora ricoperto dal suo mentore Zhou Xiaochuan, gover- natore della banca centrale cine- se dal 2002, garantendo una con- tinuità nella politica monetaria.

A Mnuchin al G20 finanziario di Buenos Aires, che vede in agenda anche la tassazione dei servizi finanziari, spetta spiegare la politica dell'«America First» di Trump, affrontando alleati non proprio contenti dell'imposizione dei recenti dazi.

La Cina dovrebbe essere la più colpita, visto che l'attende - se- condo indiscrezioni - una nuova ondata di misure: la Casa Bianca sta valutando contro Pechino un pacchetto di altri dazi per 30 miliardi di dollari, soprattutto su prodotti tecnologici, ma anche una stretta su investimenti e visti.

Le Borse attendono il confron- to e soprattutto il comunicato fi- nale del vertice per analizzare 'eventuali' spaccature sul fronte della lotta al protezionismo. Ma sui mercati finanziari incombe an- che l'imminente rialzo dei tassi della Fed.

La Banca centrale americana, nella sua prima riunione sotto la guida di Jerome Powell, dovreb- be alzare di un quarto di punto il costo del denaro, mercoledì. Una stretta è data per scontata e l'at- tenzione è più nel cercare di leg- gere fra le righe del comunicato finale e fra le parole di Powell se la Fed aumenterà i tassi quest'an- no quattro volte invece delle tre previste.

Per Powell si tratta del primo test nel cercare di costruire un consenso fra chi teme prezzi an- cora lontani dall'obiettivo del 2 per cento e i falchi che temono un surriscaldamento dell'econo- mia e chiedono quindi di preme


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