Debiti P.a./L’Italia torna nel mirino della Ue per i ritardi



BRUXELLES. L'Italia torna sotto la lente di Bruxelles per il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione. Dopo due anni di attesa e monitoraggio, con miglioramenti sì ma poco sostanziali, la Commissione Ue ha deciso di far di nuovo pressione sull'Italia per rimettere al centro dell'attenzione il problema e farle fare lo scatto necessario per ridurre davvero i tempi dei pagamenti che la mantengono da anni fanalino di coda dell'Ue. E che, soprattutto, strangolano le imprese italiane, dove 1 su 4 - in base ai dati dell'Alleanza Cooperative Italiane - fallisce proprio per questa ragione. È così partito oggi in direzione di Roma un parere motivato, seconda tappa della procedura d'infrazione, a cui questa ha due mesi di tempo per rispondere con misure adeguate pena il deferimento alla Corte di giustizia europea. "La Commissione crede che le misure già prese dall'Italia per combattere i ritardi dei pagamenti la hanno messa sul binario giusto", ha spiegato la decisione un portavoce dell'esecutivo comunitario che quindi, con il parere motivato, "incoraggia l'Italia ad aumentare e rafforzare gli sforzi già in corso e a fare passi ulteriori per assi- curare il pieno rispetto delle scadenze dei pagamenti" previste dalla direttiva Ue. Risale infatti al 2013 la direttiva Ue che impone alle pubbliche amministrazioni di pagare a 30 giorni, con l'eccezione di 60 per le strutture sanitarie, i fornitori privati. L'Italia veleggiava sui 180 giorni. Fu l'allora commissario all'industria Antonio Tajani, nel giugno 2014, a decidere di aprire la procedura contro l'Italia. In seguito ai provvedimenti presi dal governo italiano e in particolare alla creazione della piattaforma online per registrare debiti e crediti di pa e imprese, nel settembre successivo il commissario Ferdinando Nelli Feroci aveva deciso di mettere l'Italia sotto 'monitoraggiò, obbligandola a presentare rapporti regolari e mettendo in 'stand by' l'avanzamento dell'infrazione. Ancora a fine agosto 2016, però, un rapporto della Commissione che faceva riferimento ai dati 2011- 2014 di Intrum Justitia mostrava che l'Italia era sì il Paese con il miglioramento più significativo con una riduzione dei tempi di 15 giorni, ma nonostante questo restava maglia nera tra i 28 con pagamenti a 144 giorni. La situazione, dal punto di vista di Bruxelles, non è quindi migliorata con la rapidità attesa e il tetto di 30-60 giorni fissato dalle regole Ue sembra continuare a restare una chimera. Di fatto l'attenzione al problema, dopo il 2014- 2015, è molto scemata da parte del governo e Bruxelles, dopo le nume- rosissime segnalazioni di imprese e attori del settore, non può più chiudere un occhio. Al centro del problema, il sotto utilizzo proprio della piattaforma onli- ne che avrebbe dovuto risolvere i problemi e che oggi, invece, rende persino impossibile sapere con certezza a quanto ammontino i ritardi perché dei 20mila enti pubblici italiani molti an- cora non ne fanno uso. Da qui l'invito della Commissione a prendere misure ulteriori e ad applicarle in modo rigoroso e coerente.


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