Depp “sadico e masochista”

VENEZIA/WAITING FOR THE BARBARIANS, ULTIMO FILM IN CONCORSO ALLA MOSTRA DEL CINEMA


di Francesco Gallo

VENEZIA. Al Lido si chiude in un’avamposto sul nulla che ricorda tanto ‘Il deserto dei tartari’ di Valerio Zurlini. Ma ‘Waiting for the Barbarians’ di Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson e Greta Scacchi, ultimo film in concorso al Festival di Venezia che si chiude oggi, ha dentro sicuramente più ferocia. Basato sul romanzo omonimo del premio Nobel J. M. Coetzee, che ne firma la sceneggiatura, il film racconta la storia della crisi di coscienza di un magistrato (Mark Rylance) che lentamente si ribella al regime in uno sperduto avamposto sul confine di un impero senza nome. Motore della sua ribellione il colonnello Joll (Johnny Depp), sadico aguzzino e torturatore di barbari che indossa sempre vistosi occhiali da sole. “La cosa più interessante dei cattivi - spiega Depp al Lido - è che sono allo stesso tempo sadici e masochisti. Sono persone che la mattina si lavano, si radono e non si dicono certo che sono le persone più cattive del mondo. Forse questo cattivo - aggiunge l’attore cult di Tim Burton - ha un cuore spezzato da un padre o una madre nella sua infanzia. Un sadico è anche un masochista, non c’è l’uno senza l’altro”. Joll dovrebbe solo controllare le attività dei “barbari” al di là del confine e garantire la sicurezza, ma lui vede nemici dappertutto e si diverte così a torturare anche i ladri di pecore, facendo degenerare il tutto. Lavorare in Italia? “Sarebbe bellissimo - dice ancora Depp - il cibo è buono e anche il vino. È sempre un sogno venire nel vostro Paese”. Riguardo alla figlia Lily-Rose, nel cast di ‘The King’ presentato quest’anno fuori concorso, spiega con orgoglio l’attore: “A volte mi fa sorridere. Quando era piccola la portavo qui a Venezia con me. Ora questa ragazza sa esattamente quello che vuole, sa scegliere i suoi film guardando alla qualità più che al guadagno. Sono orgoglioso di lei e di mio figlio Jack. Loro sono i miei dei”. Da Ciro Guerra, regista e sceneggiatore colombiano che debutta giovanissimo nel 2004 con La sombra del caminante, l’idea che il film sia un’attualissima metafora: “Certo i barbari di oggi - dice - sono diversi da quelli che racconta il film. Ma una cosa è certa: noi abbiamo bisogno di loro come di una cosa che possiamo odiare”.

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