“Devo tutto a Kubrick”



CINEMA/MILENA CANONERO PREMIATA A BERLINO CON L’ORSO D’ORO ALLA CARRIERA

BERLINO. “Devo tutto a Stanley...”. Incontrarla a Berlino, dove Milena Canonero è stata premiata ieri con l’Orso d’oro alla carriera, vuol dire innanzitutto sentir parlare di lui, di Stanley Kubrick. “È stato il mio grande maestro, un grande artista, un uomo straordinario, che aveva una visione più ampia degli altri. Io gli devo tutto”. È con il regista che l’ha fatta lavorare sul set di “Arancia meccanica”, che la costumista torinese ha capito “cosa significhi fare un film”, spiega. Una lezione, che le ha portato ben quattro premi Oscar: per “Barry Lyndon” nel 1976, per “Momenti di gloria” nel 1986, per “Marie Antoniette” nel 2007 e per “Grand Budapest Hotel”, nel 2015. “Non mi sono mai davvero interessati i costumi - ha affermato incontrando la stampa all’Hyatt Hotel, elegantissima, e distante -. Il punto è far parte del team creativo di un film”, ha spiegato, e quindi “essere in armonia con la concezione del regista”. “Non si vestono delle bambole, si vestono degli attori. Che arrivano col loro bagaglio. E poi bisogna tenere bene in mente il concetto del regista”. Kubrick, Francis Ford Coppola, le hanno lasciato carta bianca, ha raccontato. “Con Coppola non ho mai parlato di costumi. Lui metteva insieme il direttore della fotografia, il cameraman, il produttore del design, me, e insieme leggevamo la sceneggiatura. Se ci colpiva qualcosa in particolare, facevamo delle domande. E poi ti diceva delle parole chiave, questo era importante per capire cosa volesse. Per il ‘Padrino’ mi disse ‘fai qualcosa da opera lirica’”. “E anche con Stanley era così”, ha aggiunto sul metodo. Bastavano delle parole chiave, per capirsi. Kubrick non le ha mai fatto richieste specifiche. “Bisognava ascoltare a fondo, gli piacevano le persone appassionate, attente. Gli piaceva molto se prendevi appunti, ad esempio”. Ma poi il suo “maestro” le dava carta bianca. “Aveva piena fiducia, mi lasciava libera”. Del resto la giovane Milena rispondeva bene alle aspettative del regista: “Io sono molto attenta, osservo e ricordo tutto. Lavoro con molta passione”. Anche il metodo per affrontare un costume lo ha preso da Kubrick: “Parto dalla testa, me lo ha insegnato lui”. Alla Berlinale, che ha aperto l’edizione di due anni fa con “Grand Budapest Hotel”, Canonero ricorda anche il lavoro con Wes Anderson: “Quando penso a lui mi viene in mente la pittura naif, ma sempre con un sottotesto: la vita, nelle sue sfumature raffinate, nelle sue relazioni”. E l’Italia, quanto ha contato nella sua formazione? “Non sono francese o inglese, certo. Quindi contano le mie origini, la mia famiglia. Ho il mio bagaglio. Ma se non fosse andata in Inghilterra, se non avessi incontrato registi come Kubrick, Parker, Coppola, Louis Malle, Polanski, non avrei potuto essere qui stasera pro- babilmente”. Dopo aver risposto all’ultima domanda, prima di lasciare la sala, è lei a trattenere i giornalisti: “Voglio dire una cosa. Questo premio avrebbe dovuto averlo Piero Tosi, è lui il più grande. Lui ha lavorato per Visconti, De Sica, Monicelli. Non viaggia, questo è noto, e per questo sono andata io da Stanley. Ma è lui il grande maestro di tutti noi”.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA