Di Maio: “Renzi schizofrenico”


REFERENDUM/LA MINORANZA PD CONTINUA A NON FIDARSI DEL PREMIER: FA MELINA


ROMA. Matteo Renzi ribadisce la disponibilità a confrontarsi "in modo libero" sulla riforma dell'Italicum. E probabilmente nei prossimi giorni darà mandato ai capigruppo dem di Camera e Senato di sondare le intenzioni degli altri partiti. Ma l'impressione diffusa, non solo nella minoranza, è che in realtà il premier faccia melina, prenda tempo in attesa della Consulta del 4 ottobre e comunque fino al referendum di fine novembre. Per questo i bersaniani si sono dati appuntamento mercoledì alla Camera per trarre le somme delle intenzioni del leader e fare un altro passo verso il No al referendum. Una sfida rilanciata questa sera dallo stesso Pier Luigi Bersani dalla Festa dell'Unità a Roma: "Se si votasse domani certo che voterei no", ha affermato in modo netto, non intravedendo alcuna apertura sulla legge elettorale da parte del premier. Nonostante la convinzione di Renzi di aver "sparecchiato" dal tavolo del referendum tutti i motivi che "impedivano una sana discussione di merito", la frattura tra renziani e minoranza interna si è infatti allargata dopo il comizio di ieri a Catania a chiusura della Festa nazionale dell'Unità.

"Ieri è stato fatto un deciso passo indietro, nessuna apertura nel merito e anzi un insulto alla storia di uno dei due partiti fondatori del Pd", denunciano i bersaniani, insofferenti anche per i toni usati da Renzi nei confronti dei "leader del passato". "Toni aggressivi" che hanno infastidito Bersani: "Da Renzi un inaccettabile dileggio su D'Alema".

Offese a parte, aggiunge il senatore Federico Fornaro, "Renzi non ha fatto alcuna apertura nel merito" per modificare l'Italicum. Per questo l'ala dura della sinistra preme perchè mercoledì nella riunione alla Camera, Area Riformista, che fa capo a Roberto Speranza, ufficializzi il No al referendum e dimostri di fare sul serio sulla legge elettorale depositando la proposta del Mattarellum 2.0 alle Camere, dove è già depositata la pdl di Pino Pisicchio. Al vertice del Pd, d'altra parte, sono convinti che la scelta del No della minoranza covava da mesi e che l'obiettivo resta solo quello di azzoppare Renzi. L'intenzione di confrontarsi, spiegano fonti del governo, c'è davvero ma la realtà è una sola: al Senato non ci sono i numeri per modificare l'Italicum, almeno non prima del referendum. Forza Italia e M5S hanno già dichiarato, per motivi diversi, l'indisponibilità a sedersi a qualsiasi tavolo e, spiega uno sherpa renziano, "i conti sono presto fatti visto che a palazzo Madama manca l'apporto di Forza Italia che l'altra volta fu determinante".

La priorità poi resta la stessa: la vittoria del Sì. "Questo referendum - ripete il premier - non riguarda legge elettorale, poteri del premier o durata della legislatura" ma, elenca, la riduzione del numero dei parlamentari, i costi della politica, l'abolizione del Cnel. "Se non ci credete, leggete il quesito che troverete sulla scheda", rincara il leader Pd. Anche i grillini sono concentrati sul fronte referendario. "Renzi è schizofrenico: prima ci aveva detto che la legge elettorale era un modello e ora vuole cambiarla", attacca Luigi Di Maio. Stessa linea da Fi: "Tampinato dalla sua minoranza interna - osserva Paolo Sisto - il premier all'angolo sceglie la tattica e la mediazione fuori tempo massimo. E' l'apoteosi degli interessi di cortile. Una ragione in più per continuare il nostro impegno sul territorio in favore del 'No' a riforme arroganti".


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