Di Maio seda le ribellioni

NAPOLI/KERMESSE PENTASTELLATA PER IL DECIMO ANNIVERSARIO DEL MOVIMENTO



NAPOLI. Un nuovo pacchetto di riforme per il Paese e una nuova organizzazione, “di 80-90 persone” che gestisca a livello Regionale e nazionale il M5S. Luigi Di Maio, nel decimo anniversario del M5S e in occasione della kermesse della Mostra d’Oltremare imprime una svolta al programma di governo e, soprattutto, all’organigramma del Movimento, provando a sedare ribellioni e diserzioni. Ma ad animare Italia 5 Stelle, ben più dell’anno scorso, c’è il premier Giuseppe Conte. Il capo del governo sceglie di entrare nel cuore della kermesse, con giro tra gli stand che, solo un’ora prima aveva concluso il capo politico. E i due bagni di folla - più numerosa quella che accoglie il leader M5S visto che all’arrivo di Conte in tanti erano già nell’Arena Flegrea - sono la rappresentazione plastica di una convivenza, quella tra premier e ministro degli Esteri, che rischia di tramutarsi in dualismo. Del resto, sia sulla politica estera sia sulla manovra, Di Maio sembra ciclicamente tracciare strade non proprio in linea con Palazzo Chigi. Spingendo l’acceleratore su temi “bandiera”, come l’assegno unico per le famiglie con figli, la legge contro il conflitto di interesse o la riforma della Giustizia targata Bonafede. Ma l’accoglienza riservata a Conte sembra tradire anche un altro elemento: per il mondo dell’attivismo pentastellato il premier è visto come uno del Movimento. E per una parte dei parlamentari, già da tempo, potrebbe essere il futuro del Movimento stesso. A Napoli, tuttavia, Di Maio arriva forte di una leadership che il plauso dell’Arena Flegrea certifica. “Noi siamo post-ideologici, e vuol dire cercare una terza via”, spiega Di Maio, annunciando il prossimo traguardo del Movimento al governo: “Una riforma, anche costituzionale, in cui su ogni problema, su ogni settore, ogni cittadino sappia qual è l’ente di riferimento che può portare una soluzione”. “Abbiamo vissuto dieci anni in cui siamo stati molto arrabbiati. Ma adesso nei prossimi dieci anni dobbiamo caricarci sulle spalle il

Movimento e coinvolgere, con lo studio e il ragionamento, tante persone”, è la linea tracciata dal leader M5S. Di Maio è il primo a parlare in un’arena gremita. Dopo di lui il confronto con Conte va in scena sul palco stesso della kermesse, seguito dagli interventi di Roberto Fico e Davide Casaleggio, e dalla chiusura di Beppe Grillo. E il Movimento, a Napoli, sembra ritrovarsi. Un pranzo tra Grillo, Di Maio e Casaleggio, con Gunter Pauli come sigilla la tregua interna ai vertici. “Gli ex ministri che sono assenti hanno sbagliato”, spiega Casaleggio rivolgendosi a Barbara Lezzi e Giulia Grillo. “Chi pensa al proprio ego porta scissioni”, gli fa eco Fico. In ballo, alla Festa Italia 5 Stelle, c’è poi il nodo alleanze. Di Maio di fronte alla prospettiva di un’alleanza strutturale evocata ieri da Nicola Zingaretti, si mantiene prudente.

“All’ordine del giorno non c’è un patto né regionale né nazionale con il Pd”, spiega Di Maio. Ma è più un messaggio rivolto a chi, all’interno del Movimento dissente che una chiusura. “Spero che l’alleanza con il Pd si ripeta in altre regioni”, sottolinea il ministro Federico D’Inca’. Ed è una strategia che, nel Movimento sta prendendo campo. “Con Zingaretti e Franceschini c’è un’ottima collaborazione, facciamo meno vertici ma più concludenti”, sottolinea Di Maio tracciando una maggiore distanza da Matteo Renzi. “Con lui lavoriamo alla prova dei voti”, avverte il leader M5S. E nel triangolo tra Conte, Di Maio e Renzi si cela il potenziale rischio di instabilità per il governo giallo-rosso.

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