Diciotto anni di reclusione


CONDANNA SEVERA PER L’UOMO CHE HA DATO FUOCO ALLA COMPAGNA INCINTA


NAPOLI. Diciotto anni di reclusione. Che sarebbero stati 27 se l’imputato non avesse scelto il rito abbreviato che prevede la diminuzione di un terzo della pena. E’ una condanna esemplare, tale da rappresentare un monito per tutti i violenti che si accaniscono contro le donne, quella inflitta ieri al quarantenne Paolo Pietropaolo, che il primo febbraio scorso a Pozzuoli diede fuoco alla compagna, Carla Ilenia Caiazzo, 38 anni, incinta all’ottavo mese. E’ il commento pressoché unanime che si raccoglie al Palazzo di Giustizia di Napoli dove alle tre di pomeriggio il gup Egle Pilla ha letto il dispositivo della sentenza. Diciotto anni di reclusione, 325 milioni complessivi di risarcimento danniatitolodiprovvisionale:250milaallaCaiazzo, 50mila alla figlia e 25mila allaAssociazione ‘’La Forza delle Donne’’che si è costituita parte civile, interdizione perpetua dai pubblici uffici e sospensione della potestà genitoriale. Pietropaolo ha ascoltato in silenzio, le mani strette all’inferriata della gabbia, poi ha salutato i parenti giunti numerosi in tribunale e si è allontanato scortato dalle guardie che lo hanno ricondotto in carcere. La pena inflitta dal giudice è di tre anni superiore alle richieste dei pm Raffaello Falcone e Clelia Mancuso. “Ma quanto tempo resterà in carcere?”, si è informata Carla Ilenia Caiazzo al telefono col suo avvocato che gli comunicava il verdetto. Un modo per esprimere la preoccupazione per il momento in cui l’uomo tornerà libero e potrebbe cercare di avvicinarsi a lei e alla figlia. La donna non ha assistito a una sola udienza. In questi mesi ha subito numerosi interventi di chirurgia plastica per ricostruire le parti del volto e del torace devastate dal fuoco. Chi le ha parlato racconta che appare ‘’felice di avere avuto giustizia e per la sua bambina e per l’associazione che ha fondato a difesa delle donne maltrattate”. L’impostazione della procura e del legale della Caiazzo, avvocato Maurizio Zuccaro è stata confermata dall’esito del processo: l’imputato è stato riconosciuto responsabile di tentativo di omicidio aggravato dalla premeditazione, stalking, procurato aborto (Carla era incinta e diede alla luce una bambina poco dopo il ricovero in ospedale). Proprio sulla questione della premeditazione si è consumato il principale conflitto tra difesa e accusa. Secondo quanto emerso dalle indagini e dal processo, Pietropaolo dopo aver appreso che la compagna aveva una relazione la attirò in una trappola, fissando un appuntamento. L’aggredì con pugni e calci. Bloccato da un passante, corse poi verso la sua auto dove prelevò una bottiglia piena di benzina e alcool, cosparse il liquido sulla donna e appiccò il fuoco. Proprio la presenza nella vettura del liquido infiammabile ha reso evidente, ad avviso dei magistrati, la sussistenza della premeditazione. Come dimostrato, secondo il pm, anche da un sms che la sera prima Pierpaolo inviò a una ex fidanzata: “Questa donna non mi trasmette più niente, la bambina soffrirà”. Non è stata condivisa dal giudice la tesi difensiva secondo cui il reato di tentato omicidio andrebbe derubricato in quello di lesioni gravissime.“Una volta spenti i riflettori, ci auguriamo solo per lei e la figlia una vita più serena”, ha detto il pm Falcone.

“Una condanna severa, che non si è mai vista. Sproporzionata. Credo - ha detto il difensore di Pietropaolo, l’avvocato Gennaro Razzino - si sia voluto dare un segnale forte all’opinione pubblica, per affermare che questo tipo di reati verranno puniti severamente da parte della magistratura’’.


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