Dorian scuote la East Coast

L’INCUBO È QUELLO DI ALLUVIONI E TORNADO. CAOS ALLE BAHAMAS

WASHINGTON. La corsa di Dorian, dopo aver seminato morte e devastazione alle Bahamas, continua a fare paura e a minacciare gran parte della costa orientale degli Stati Uniti, dalla Florida alla Virginia, nonostante la forza dell'uragano, ora di categoria 2, vada scemando. L'incubo maggiore è quello delle alluvioni che, secondo le previsioni degli esperti, potrebbero raggiungere livelli record sommergendo intere regioni.

L'occhio del ciclone continua a viaggiare a meno di 200 chilometri dalla terraferma, già sferzata da fortissime raffiche di vento, oltre i 100 chilometri orari, e da pesantissi- me piogge.

Nelle ultime ore l'attenzione si è spostata soprattutto su Georgia, South Carolina e North Ca- rolina, gli stati ora più minacciati. Qui intere contee e città come Charleston e Savannah sono state completamente evacuate.


Coinvolte quasi un milione di persone, con scuole e uffici pubblici chiusi. Decisive saranno le prossime 24 ore, spiegano al National Hurricane Center, mentre a far montare la preoccupazione è anche l'allarme sui possibili tornado che potrebbero formarsi in diverse aree come effetto dei venti e delle correnti.

Intanto alle Bahamas si piangono già sette vittime. Ma man mano che le acque si ritirano si comincia a temere il peggio, sia in termini di vittime che di danni. Le immagini riprese dall'alto sono impressionanti e consegnano un panorama spettrale, che le autorità dell'arcipelago hanno definito "catastrofico". Nelle Abaco Islands e a Grand Bahama, le isole più colpite, oltre il 60% delle abitazioni è andato distrutto o ha subito danni strutturali gravi. Il 60% di Grand Bahama è ancora sotto l'acqua ed è una corsa contro il tempo per salvare il salvabile. E' ancora presto per fare i calcoli, ma appare chiaro come l'industria del turismo, prima voce dell'economia delle Bahamas, subirà un colpo durissimo dal quale non sarà facile riprendersi.

Centinaia di poliziotti e militari sono al lavoro e da Miami, dove si respira ormai un'aria di scampato pericolo, il sindaco Francis Suarez ha inviato nell'arcipelago aiuti in termini di soccorsi e di beni di prima necessità: generatori di corrente elettrica, cibo, acqua, medicine. E aiuti sono in arrivo da tutti gli Stati Uniti e anche dall'estero.

Intanto il dibattito sulla lotta ai cambiamenti climatici diventa centrale nella campagna elettorale per le presidenziali Usa del 2020, con i candidati democratici che si confrontano sulle strategie e presentano piani in netto contrasto con la linea dello scetticismo sposata dall'amministrazione Trump. Il sindaco di South Bend, Pete Buttigieg, ha indicato l'obiettivo di zero emissioni entro il 2050 da raggiungere con una strategia coordinata direttamente dal Pentagono, come per ogni questione che attiene alla sicurezza nazionale. Prevista inoltre la creazione di 3 milioni di posti di lavoro in 10 anni grazie allo sviluppo delle energie pulite e delle infrastrutture necessarie.

I piani dei candidati dem vanno dal più dispendioso del senatore Bernie Sanders (ben 16 mila miliardi di dollari) alla proposta più moderata di Joe Biden (1.700 miliardi).

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