Draghi fa volare l’euro



LA MONETA EUROPEA SI IMPENNA DOPO LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA BCE

ROMA. L'euro continua a correre e sfiora 1,14 dollari, sospinto dalle parole di Mario Draghi che martedì era sembrato ravvicinare i tempi di una revisione del quantitative easing, il programma di acquisto di titoli pubblici. Ma di fronte a una reazione dei mercati più forte del previsto a quel discorso, in cui comunque Draghi invitava alla "prudenza", la Bce corre ai ripari. Da Sintra, dove è in corso il forum di economisti e banche centrali della Bce, il vicepresidente Vitor Constancio afferma alla Cnbc che le parole di Draghi erano perfettamente in linea con l'orientamento di politica monetaria. Niente di così nuovo, insomma. E che Draghi ha invitato alla "persistenza", e dunque a insistere con il quantitative easing. Poche ore dopo, fonti della Bce citate dalle principali agenzie rincarano sul dietrofront: il mercato "ha male interpretato" il discorso di ieri di Draghi, le cui dichiarazioni "avevano lo scopo di fornire un quadro bilanciato nel riconoscere la forza dell'economia dell'Eurozona e la necessità di proseguire con le misure di stimolo". Sembra una riedizione del 'taper tantrum', lo scossone sui mercati che Ben Bernanke, il presidente della Fed ieri proprio a Sintra, provocò sui mercati nel 2013 annunciando il tapering, il rientro del quantitative easing per poi dover fare marcia indietro. David Owen, uno dei principali economisti di Jefferies, afferma al Financial Times che "il discorso di ieri di Draghi non ci ha detto nulla di nuovo ma alcuni hanno estrapolato dal contesto quello che ha detto". Draghi aveva fatto un discorso su due livelli: da una parte sottolineando un "caveat", un invito alla "prudenza" e alla "persistenza" nell'attesa che l'inflazione dell'Eurozona torni stabilmente all'obiettivo 2%. Dall'altra parlando forze 'reflazionistichè (di accelerazione dell'inflazione) che ormai hanno sostituito quelle, contrarie, che hanno messo sotto pressione l'inflazione. E dicendo che la Bce avrebbe potuto "accompagnare la ripresa aggiustando i parametri dei suoi strumenti". Parole che - ad esempio nell'interpretazione degli economisti di Unicredit - erano sembrate aprire la strada alla riduzione degli acquisti di titoli del 'Qe’ a partire da gennaio, a 40 miliardi al mese dai 60 attuali, con un annuncio ai mercati probabilmente a settembre, quando la Bce con le nuove stime di crescita e inflazione dovrà comunque chiarire il quadro. Forse Draghi non si aspettava una reazione così forte. Forse, nell'attesa del cambio di direzione sul Qe, sta esitando e qualsiasi tentennamento è drammatizzato dagli investitori. Di certo per i mercati è ottovolante: l'euro, da 1,12 di ieri, è continuato a correre fino a 1,1393, a un passo da 1,14, massimo di un anno, un'oscillazione vio- lenta che nelle stanze ovattate delle banche centrali di solito si cerca di evitare.


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