E adesso povera America



DIALOGO PLATONICO/TRUMP, PUTIN, GLI HACKERS E IL PETROLIO

Platone :

Mio carissimo Fedone, ti ritrovo dopo molti mesi. L’ultima volta che ci siamo incontrati qui nell’Olimpo è stato subito dopo la conclusione della convenzione democratica a Filadelfia. Ed in quell’occasione ho molto apprezzato il tuo acume politico. Perché, pur essendo un immarcescibile democratico con evidenti spinte socialistoidi, tu hai fatto una corretta previsione che poi si è avverata puntualmente. Quella cioè che Donald Trump, questo incredibile imprenditore, sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti sbaragliando la canea liberaldemocratica e gli interessi economici ad essa collegati. Oggi abbiamo negli Stati Uniti un uomo che sicuramente ricostruirà un’America affossa- ta da quel nero imbelle che si è insediato per otto anni alla Casa Bianca

Fedone:

Gran Maestro di ogni virtù, la previsione da me fatta rientrava nell’ordine naturale delle cose. L’8 novembre del 2016 milioni di persone hanno votato con la pancia e non con la testa, e per loro il candidato repubblicano (ma è possibile definirlo tale?) era la scelta obbligata. Dopo alcuni mesi dalla sua intronizzazione la domanda ricorrente è se Donald Trump riuscirà a smarcarsi dalla pesante accusa di avere intrallazzato con la Russia di Putin, mettendo gli Stati Uniti in una pericolosa posizione di perdita della propria sovranità nazionale

Platone:

Mio carissimo Fedone, non rivangare questo ciarpame mediatico che da mesi ossessiona gli ascoltatori-spettatori americani delle radio e tele- visioni. L’America è la più antica democrazia ed ha scelto il proprio leader. Lasciamogli il tempo di imparare il mestiere e governare. Fedone: Virgulto di ogni onestà materiale e intellettuale: questo personaggio Donald Trump è pericoloso. Non a caso sono molti gli psichiatri che intravedono nei suoi comportamenti chiari sintomi di paranoia, egolatria, disprezzo proprio delle elementari regole del vivere democratico. Guardate quello che è riuscito a fare durante il suo primo viaggio all’estero, alienandosi la simpatia degli altri capi di Stato incontrati a Bruxelles per la Nato e a Taormina per il G 7. Un viaggio questo di Donald Trump che si è concluso in malo modo con la messa sotto accusa del genero, membro dell’amministrazione, ed accusato di aver gestito anche nella fase di transizione della presidenza costanti contatti con emissari russi ricevuti nella Trump Tower a New York. Platone: Si sta riproponendo in salsa americana un copione che abbiamo già letto per 20 anni in Italia a proposito di Silvio Berlusconi. Anche in quel caso accuse di molestie sessuali, relazioni pericolose con Putin (addirittura il famoso letto circolare sulquale il Cavaliere si allenava con fanciulle pagate), interessi privati in atti di ufficio, eccetera. Adesso è il turno di Donald Trump...

Fedone: Illustre luce di ingegno: il vostro schieramento di permanente conservatorismo ultradestra vi impedisce, perdonate la mia insolenza, di capire quello che sta succedendo negli Stati Uniti dove il comportamento di Donald Trump e dei suoi accoliti in campagna elettorale e dopo l’elezione presidenziale ha messo in serio pericolo la sicurezza della superpotenza mondiale.

Platone: Tutto questo mi sembra molto eccessivo e sopra le righe.

Fedone: Vogliamo fare una simulazione? Partiamo da Putin che nello scacchiere internazionale è oggi sicuramente una pedina di primissimo piano sia per intelligenza che per scaltrezza. Putin per decenni ha fatto il mestiere della spia, addirittura laureandosi in spionaggio all’università del Kgb. E’ uno quindi che quanto a preparazione su come vanno le cose del mondo non ha rivali. A fronte delle sanzioni economiche che hanno messo in grave disagio la maggioranza della popolazione russa, Putin ha provato a ridare ai suoi concittadini quell’orgoglio dileguatosi con la fine dell’Unione Sovietica. La presenza della Russia nel Mediterraneo e nel Medio Oriente è significativa della capacità strategica di questo premier.

Platone: Tutto questo florilegio per Putin a che cosa vuol condurre?

Fedone: Eccoci alla simulazione: Putin ha capito che le elezioni presidenziali americane possono essere un utile campo di battaglia in quella che viene ormai considerata come la terza guerra mondiale caratterizzata da attentati cibernetici e terrorismo. Come lei sa recentemente sono stati scoperti ingenti giacimenti di petrolio in Siberia che saranno gestiti dal monopolio Gasprom nel quale le malelingue russe affermano esservi gli interessi di Putin e congrega. Da tempo i russi sono in collaborazione con la Exxon per lo sfruttamento delle riserve di gas naturale. Il presidente della Exxon è persona molto conosciuta al Cremlino ed anche stimata. Forse è per questo che Donald Trump lo ha nominato ministro degli Esteri. Putin attraverso i suoi canali americani, ambasciatore a Washington compreso, intensifica allora i contatti soprattutto con quel candidato che ha sempre manifestato interesse verso la Russia per un allargamento della sua presenza alberghiera e sale da gioco in territorio russo. Ma non è tutto: infatti è importante per Putin poter contare su un presidente americano che possa eliminare le sanzioni contro la Russia. Come diceva un commentatore ai tempi dello scandalo Nixon, “follow the money”. Principio questo di fondamentale importanza per le piccole grandi vicende della vita, compendiato dal “cherchez la femme” che resta il motore di ogni grande scandalo. Insomma, Grande Maestro, si potrà dire, come si dice, che si tratta di accuse gratuite. Ma la valanga istituzionale americana si è messa in moto. Donald Trump scientemente e forse no, si è fatto tre nemici basilari: i giudici che non sono di sua nomina e che finora gli hanno tamponato i suoi ordini esecutivi soprattutto quelli relativi all’ingresso da Paesi stranieri e la abolizione dello Obamacare; i servizi di intelligence sbeffeggiati durante la campagna elettorale. Il licenziamento del direttore generale dell’Fbi non si limiterà allo allontanamento di questo funzionario che non si sarebbe dichiarato disponibile a mettere una pietra tombale sull’affare in Russia Donald Trump. Ne vedremo delle belle. Ed infine i giornalisti, sui quali ogni giorno si riversa la propaganda twitta- rola di Donald Trump che ormai ha fatto presa su milioni di cittadini americani i quali non è che avessero una grande stima per la stampa in generale.

Platone: Caro Fedone, se mi consenti una espressione accademica queste non sono simulazioni ma imponenti “cazzate” che non meritano nemmeno la fatica di una risposta. Devo dirti che questa volta le tue elucubrazioni transatlantiche mi hanno stancato. Pertanto ti invito ad andare in un altro settore dell’Olimpo, lasciandomi tranquillo con i miei pensieri.


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