E’ battaglia sul deficit

CRISI/IL PD ALLA LEGA: “SCAPPA PER NON AFFRONTARE LA LEGGE DI BILANCIO”


di Silvia Gasparetto



ROMA. La manovra rischia di diventare ostaggio della campagna elettorale. Il Pd accusa la Lega di essere scappata per non affrontare la prossima legge di Bilancio e il Movimento 5 Stelle punta il dito contro l’ex alleato che avrebbe avuto nel cassetto un progetto ‘scassa conti’ e si renderà responsabile dell’aumento dell’Iva. Ma la Lega elenca proprio la visione sul bilan- cio tra le “divergenze” insanabili e chie- de di votare subito, proprio per evitare i rincari da oltre 50 miliardi in due anni, 23 nel 2020 e poco meno di 29 nel 2021. In questo cortocircuito, con una crisi agosta- na su cui fino a qualche giorno fa nessuno scommetteva, i mercati soffrono e lo spread vola a 240 punti, con i rendimenti che schizzano all’1,82%.

Una tempesta sui mercati, che lo stes- so Matteo Salvini evoca chiedendo di an- dare presto al voto, metterebbe di nuovo in ginocchio il Paese, oberato da un debi- to pubblico da oltre 2300 miliardi. E com- plicherebbe non poco la composizione della prossima legge di Bilancio, chiun- que sia chiamato a farla. Il ministro del- l’Economia, Giovanni Tria, in queste ore difficili, resta al suo posto a Via XX Settembre.

A lavorare ai vari dossier ancora aper- ti (solo ieri, ad esempio, ha firmato il de- creto che sblocca il rimborso per i rispar- miatori coinvolti nelle crisi bancarie). E osserva con attenzione l’andamento della Borsa, e del tasso di interesse sui titoli pubblici. Ma al momento, fino a che non si capirà il destino della legislatura, e la eventuale data del voto, ha comunque le mani legate. Il lavoro preparatorio della manovra non era che all’inizio, come ha spiegato nei tre incontri con le parti so- ciali delle scorse settimane, seduto a fianco al premier Giuseppe Conte e al vicepre- mier Luigi Di Maio. Entrambi a predica- re, in sintonia con il ministro, cautela sul- la gestione dei conti, mentre dall’altro lato Salvini, incontrando sempre sindacati e imprese, invocava manovre coraggiose e in deficit, grazie a nuova flessibilità da trattare con Bruxelles. Il piano leghista, attacca però il Movimento, era quello di fare lievitare l’indebita- mento fino al 3,5%, sfondando il tetto delle regole europee: proprio di fronte alle pos- sibili resistenze del Colle e di Tria, rac- contano, Salvini ha prima chiesto la testa del ministro dell’Economia e poi “ha de- ciso di tentare di gestire in proprio la pros- sima manovra imponendo un suo uomo fi- dato al Mef”. Che la Lega sia pronta lo ha ribadito anche l’attuale presidente della commissio- ne Bilancio, Claudio Borghi, con un twe- et che avrebbe sollevato ilarità nelle file del Movimento, immaginando “una mano- vra di Borghi, con il deficit” alle stelle e i debiti “pagati in minibot”: la manovra le- ghista, fanno sapere sempre i 5S, vale “32- 32 miliardi”, tra clausole Iva (23 miliar- di), spese indifferibili (4-5 miliardi) e flat tax (5-6 miliardi, al netto del taglio degli 80 euro del bonus Renzi).

Partendo da un indebitamento per il 2020 all’1,8%, con stima di crescita allo 0,7%, la manovra tutta in deficit portereb- be il rapporto con il Pil 3,5%. Un livello che rischierebbe di innescare un’altra spirale negativa sui mercati.

Chiunque prenderà in mano le redini del- la finanza pubblica dovrà comunque ri- partire dall’aggiornamento del quadro dopo la correzione da quasi 8 miliardi di fine giugno. Prima di tutto andrà votato anche dalla Camera l’assestamento di bi- lancio. Poi a metà settembre, come previ- sto dal Salva-conti, andranno certificati gli effettivi risparmi di reddito di cittadi- nanza e quota 100, che potrebbero essere superiori al miliardo e mezzo per ora ac- cantonato dalle spese dei ministeri. A quel punto, secondo i calcoli dell’Upb, il defi- cit tendenziale per il 2020 dovrebbe partire dall’1,7%. E solo sterilizzare gli au- menti Iva con l’indebitamento lo porte- rebbe pericolosamente vicino al 3%.

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